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foto dalla rete

foto dalla rete

•Viaggiare in coppia conviene economicamente.
Considerando che essere single non mi fa buttare sotto un treno (…lettore assiduo, sì, potrebbe sembrare il contrario, ma tant’è, mi sfogo a parole, io), ma nemmeno mi fa fare i trenini di gioia (anche perché fare un trenino da sola… Ci lavorerò, per ora la crema solare me la stendo da Dio!), perché insistere comunque sulla mia condizione facendomi spendere di più?
Il mondo è degli uomini, delle coppie e dei ricchi -e io modestamente non lo nacqui.

•Sono in qualche candid camera.
Non potrebbe essere altrimenti, visto il numero di coppie che nel mio raggio visivo limonano come se non ci fosse un domani, fanno naso-naso e altre “cose da coppiette”; lo do per certo: sono in una candid.
State mettendo alla prova la mia resistenza, eh? Vi ho scoperto, brutti puzzoni!!

•Il mercato del lavoro è davvero bizzarro.
So perfettamente che sono ridicola se penso di poter fare un’analisi seria sulle dinamiche del mercato del lavoro e simili, ma, guardando le offerte di lavoro -in particolare quelle per lavori meno “qualificati” (mettiamola così) -, mi sembra che ci siano delle richieste un po’… Forzate? Chiedere minimo due anni di esperienza nel settore vendite a un povero cristo che vende biglietti della “una ditta di cui non farò il nome ma vabbe’” in aeroporto, forse è un po’… Forte? Chiedere minimo due anni di esperienza per assumere una persona che deve vendere il pane in una panetteria, non è forse (ma forse eh!), un poooo’… Troppo? Non stiamo parlando della vendita di macchinari medici di ultima generazione ne’ di moduli aerospaziali prodotti dalla NASA, cioè: sono io ad aver perso il senso della realtà? Non voglio sminuire il lavoro, c’è bisogno di capacità per fare qualsiasi cosa e dubito che tutti possano fare tutto, ok ok, maaa… Passo il tempo a leggere offerte di lavoro e ad accorgermi che non ho mai tutti i requisiti, poi all’aeroporto c’è il barista che non ti parla una parola di una qualsivoglia lingua straniera, c’è la ragazza della gelateria che è una cafona patentata e la commessa del negozio che in 10 minuti in cui sei in negozio aggiorna la sua collega di tutti i suoi fatti privati come se fosse nel suo salotto di casa. Mi sembra che se la legge che determina l’assunzione di certi lavoratori deve essere “perché conosco il datore”, allora ditelo!!! È inutile porre alti standard quando non si rispettano e si finisce per assumere l’amica della figlia della cugina della vicina di casa.
E comunque sì, mi sento una disadattata -o un’inadatta, o entrambi -, sto iniziando a non essere giovane, ma l’esperienza in qualsiasi settore appare obbligatoria -imparare è fuori discussione.
La mobilità, la voglia di mettersi in discussione, la capacità di adattamento e la flessibilità sono bei termini che fanno scena, molto cool, molto trendy, molto finger food, ma siamo lontani da una società che premi per quello che esige.
Ok, mode paladina off adesso.

•Una media di 30 euro per un letto, in camera condivisa (x 6), in ostello.
Ok, ho detto tutto.
Ma forse sono io, forse non sono fatta per viaggiare, ammettiamolo. Il massimo che pagherei per una sistemazione del genere è di 15 euro. Tanto per dimostrare la pulciara che sono! Toh, mi voglio rovinare, mi piange il cuore, ma posso, forse, arrivare a 20.

•Gli ostelli di design sono la piaga dell’Europa.
Cosa me ne importa a me del design se chiedo un materasso per la notte e un tetto sulla testa?

•Sono tornata in Spagna più intollerante, bacchettona e borghese -e in Spagna, si sa, gli intolleranti, bacchettoni, borghesi hanno vita breve.
Comunque nonostante a me tutto ciò che può essere catalogato come borghese annoia a morte, al momento ciò che esce dagli schemi e che vuole presumere condivisione-fratellanza spiccia-libertà-arte popolare-armonia con l’universo mi ha, anch’esso, rotto abbastanza.
Tutto ciò che presume di limitare e indirizzare i miei gusti in una direzione politica, religiosa o sociale, mi fa saltare i nervi. Perché ascoltare Bob Marley (che mi piace!) vuol dire dover indossare il cappello coi colori della Jamaica, cantare Manu Chao (che mi piace!) vuol dire doversi mettere i pantaloni col cavallo basso, e ascoltare tutti e due rende quasi necessario indossare una maglietta del Che (che manco se mi pagassero, onestamente; vabbe’, dài, quanto?), viaggiare in autostop per il Sud America e andare a passeggio con cani enormi -ma senza guinzaglio. È come fare yoga per distendere i muscoli e dover di conseguenza accendere incensi, mangiare quinoa, intonare l’OM, leggere Osho, sedersi a terra con le gambe incrociate, fare regressioni ipnotiche, meditazione trascendentale e ritiri in ashram… Cioè, che palle! L’omologazione è noiosa, che sia borghese, alternativa, new age, cattolica o chennesò io. Intendere qualsiasi cosa come uno schieramento, una presa di posizione è limitante e (lo dico o non lo dico? Lo dico) stupido.
Avere a che fare con me in questo periodo è una sfida.

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Cosa vi devo dire? Questa settimana ho mangiato pane e intolleranza -.-“

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