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•Quando si inizia a paragonare quello che ci succede alle peripezie sentimentali di personaggi cinematografici e letterari, si è alla frutta.
“Perché preoccuparmi? Lo stesso succede a Bridget Jones!” o “Massì, a Lizzy succede la stessa cosa, ma poi va tutto per il meglio”.
Alla frutta, lo so.

•Leggere porn porn (trishte!) invece di pom pom, certifica, (ma senza soluzione di ritorno proprio), che sono alla frutta.

•Devo imparare a gestire i miei stati d’animo.
Ammiro -perché sono totalmente incapace di fare altrettanto -chi riesce a gestire come si sente, soprattutto in pubblico, quelli che hanno la tristezza dentro o sono arrabbiati per altre faccende ma riescono a essere cordiali e affabili senza far pesare i propri problemi a chi hanno vicino. Io? Tutto il contrario. Ho voglia di piangere? Quelle maledette lacrime trovano il modo di manifestarsi in qualsiasi situazione. Un momento inopportuno? Meglio, si fanno vive lo stesso. Lo odio! Ho sempre pensato fosse un segno di immaturità, ma adesso penso sia semplicemente carattere -ah, gli infiniti modi che ha l’inconscio di autogiustificarsi.

•Ho un qualcosa inspiegabile con le foto nei bagni, e i selfies nei bagni -foto nei limiti della decenza, spero non si insinui… No, eh!
Ma quando il bagno è rosso o la luce dalla finestra crea effetti di luce caravaggeschi (mi perdoni, un giorno, il grande maestro) o lo specchio è circondato di piante, è più forte di me, non resisto, scatta la foto bimbaminkia.

•Devo risolvere dei problemi di insicurezza. Quante volte ho già nominato questi problemi nelle mie scoperte settimanali? Esatto, la ripetitività è un altro dei miei problemi : P
Beh, superata l’infanzia -la pubertà, l’adolescenza e parte della mia giovane età adulta (quella che dovrebbe essere la migliore, la più gagliarda e spumeggiante -vabbe’, può bastare va’) ne ho abbastanza di piombare nell’incertezza e nella paura ogni volta che sento di poter perdere l’affetto di qualcuno; perché non ho ben capito perché ma ho la certezza irremovibile che gli altri, per forza di cose, preferiscono sempre qualcun altro a me. Sì, già ne ho parlato… Uff, ma inventarsi una pillola per superare questo limite?

•La manifestazione più rappresentativa dell’espressione Homo hominis lupus la si può sperimentare in fila alla posta -o in qualsiasi altro sportello d’Italia.
Dopo tre secondi tre in cui l’impiegato non fa scattare il numero successivo, scatta l’insofferenza irrefrenabile per lo scansafatiche mangiapane a tradimento.

•Ho finalmente capito cosa voglio fare da grande: la personal shopper di libri.
Cioè, dài!
Non funzionerà mai.

•Qualcuno deve dare un nome a quella malinconia che prende quando qualcosa che si ha aspettato tanto è passato -come il mio stato emotivo adesso che le festività sono davvero finite e sono tornata là dove ho aspettato tanto che arrivasse Natale.
Qualcuno gli dia un nome, definire qualcosa forse fa sentire di gestirla meglio, o pone un limite a fin dove si può spingere il sentimentalismo, o da dove può partire l’ironia.

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