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foto dalla rete

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Allora, i propositi per il nuovo anno, sì, me li dovrò scrivere -rispetto all’anno passato sono rimasta così coerente che devo ancora scrivermi quelli del 2014 di buoni propositi, per dire. Ma ancora prima di definire i miei propositi, considerando lo stato della mia attuale autostima (a livello “difficile da pelare dalle suole delle scarpe”) e le riflessioni a livello personale che le feste mi hanno ispirato (trishti -meno inconsolabili e malinconiche dell’anno scorso, quello è stato da record e vorrei non batterlo, non in questa vita), vorrei (in linea col titolo e il post -che già so non brillerà per migliorità sugli altri) definire cosa vorrei per il prossimo futuro -da quello sarà (forse) più facile formulare dei propositi. Quindi:

-vorrei davvero, ma davvero tanto, essere felice senza malinconia. Vorrei davvero poter godere della compagnia delle persone cui voglio bene senza pensare a quando le avrò lontane e a quando non ci saranno più -trishti ‘sti pensieri, ve l’avevo detto.

-vorrei rafforzare la mia autostima.
La verità è che quando penso a come mi relaziono agli altri, mi rendo conto che la mia autostima non è proprio da rianimazione: non sento di frequentare persone che non mi rispettano e non sento di umiliarmi pur di non stare da sola. Finalmente quest’anno (cioè l’anno passato) ho anche iniziato a potare qualche ramo che non prometteva granché da un po’ e ho goduto di una soddisfazione nuova: quella di mandare a monte rapporti (inesistenti, c’è da dire) sbattendomene altamente. Questo forse fa di me una brutta persona, ma una brutta persona soddisfatta e a me va anche bene così.
Eppure, certe volte, entro in circoli viziosi di pensieri che mi riconducono a una sola conclusione: se sei da sola, non sei poi ‘sta gran persona. E anche se non c’è logica per questa mia convinzione interiore -perché alla fine non è vero (che quelli che non sono da soli siano meglio degli altri) -, non riesco a liberarmi dalla convinzione che lo stare da soli (e il tendere alla solitudine) siano sintomi dell’avere qualcosa che non va (ma per me comunque, non applico questa equazione al resto dell’umanità). E credo che questo abbia a che fare con la mia autostima…

-vorrei lasciar andare -pe’ davero però! – una persona, e “pe’ davero” intendo pe’ davero. Perché anche se l’ho fatto nei fatti -l’ho rimosso così bene dalla mia vita da non lasciare alcun segno che riconduca una mia azione a lui -, nella mia mente questa persona ancora soggiorna indisturbata. E, dato che mi rendo conto che mi attacco a lui (ormai un estraneo) per abitudine, credo che sia arrivato il momento di lasciarlo andare e basta. E credo anche che sarà una liberazione.

-vorrei superare l’ansia. Non mi sono mai considerata ansiosa fino a poco tempo fa quando, sentendomi dire che non sono ansiosa, un’amica quasi si faceva andare di traverso l’acqua che stava bevendo -e considero le opinioni (o reazioni) degli altri anche quando non dovrei perché penso sempre che, avendo punti di vista diversi dai miei, sono sicuramente più interessanti (vedi la bassa autostima).
Allora lì sì, ci ho pensato su e ho realizzato che sì, poi le cose le faccio, i viaggi li affronto e mi presto ai cambiamenti, ma la verità di fondo è che dentro soffro come credo solo un’ansioso può soffrire. Anche se parto, preparo la valigia con l’idea che potrei non tornare; anche se mi trasferisco, penso sempre alle brutte persone (sempre tutti brutti e cattivi nelle mie previsioni) che potrebbero rovinarmi la vita; anche se mi iscrivo alle classi di salsa, mi ci vuole tempo prima di superare la sensazione di non vedere l’ora di finire la classe.
E ok, sono pronta a riconoscere che non sono del tutto ansiosa, non rinuncio a un viaggio né a trasferirmi per l’ansia (alla classe di salsa anche sì, è che fobia sociale e pigrizia sono un mix letale), ma spesso l’ansia mi accompagna e mi rovina il meglio.

-vogliamo parlare della mia fobia sociale? Vorrei scalfirla un po’.
Perché anche se sono una di quelle persone che tende a diagnosticarsi tutti i mali di questo mondo e quindi ‘sta fobia potrei non averla (pero un po’ sì secondo me), perché l’idea di ritrovarmi tra persone sconosciute mi mette in apprensione? Perché quando vedo come sono socievoli e tranquilli gli altri, mi chiedo sempre perché anche io non posso essere così? E perché non riesco a scrollarmi di dosso il mio trascorso da bambina timida anche se sono ormai un’adulta? -ma soprattutto, perché una volta che si entra nel tunnel delle domande, non se ne esce più?

-vorrei parlare di sentimenti ed emozioni senza stranirmi e imbarazzarmi, vorrei tornare a sperare che serva a qualcosa e che valga la fatica.

-vorrei superare la mia tendenza ad analizzare le situazioni e le persone fino a sviscerarne tutti gli aspetti negativi, i contro e i difetti.
Questa smania di realismo e di senso della realtà (che, non avendo di natura, forzo), stanno iniziando ad avvilirmi. Vorrei iniziare a godermi le cose (situazioni e persone) per quello che appaiono (ecchissenefrega!), senza dover prima farmi un’immagine generale, esaustiva, saggia, matura… Du’ palle!

-vorrei imparare a gestire le delusioni perché non posso farmi sopraffare dalle stesse e ruminarmele per mesi -anche perché dopo un po’ perdono il sapore e mi faccio solo venire la gastrite, diamine!

-vorrei superare la tendenza al turpiloquio che mi accompagna da un po’ e riscoprire il gusto di usare le parole appropriate per ogni situazione.

No, la verità è che non voglio superare la mia tendenza al turpiloquio : D sennò come faccio a sfogarmi in modo (quasi) inoffensivo?

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