di voglia di scrivere e di bisogno di leggere

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E niente. Ho voglia di scrivere, ma nulla di cui scrivere -che non è manco vero. La verità è che mi manca la fluidità nello scrivere e anche una certa chiarezza di idee. A volte butto giù due righe e quando le rileggo le vedo mancare di ritmo -e anche di contenuto, se è per quello.

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immagine dalla rete

Se non posso quindi scrivere -perché: cosa sto facendo ora?!? Touchée -, leggo, o meglio, ho ripreso a leggere alcuni dei blog che spulciavo tempo fa. E riscoprendo dei blogger le cui storie ho lasciato in sospeso anni fa ormai, mi ricordo perché mi piacevano, perché li leggevo e li rilegga ora. Nonostante mi sembri sempre che non scrivano abbastanza, nonostante con alcuni mi tocchi dribblare marchette che levate!, e anche se certi blog hanno preso forme e formati -formati è meglio, in effetti – che non mi piacciono (perché, a me, i cambiamenti non piacciono), spesso leggo e sento di pensare in modo più chiaro, penso meglio, proprio.
Quindi credo che al momento quello di cui ho davvero bisogno è leggere – quello sempre! Ne ho bisogno anche quando non so di averne bisogno. Anni fa, quando (stavo per scrivere “combattevo”, ma non è il termine corretto) ero (non mi è venuto di meglio) in piena depressione, leggevo tanto e di tutto; la mia tessera alla biblioteca e la scoperta di una libreria di libri di seconda mano sono stati la mia salvezza. Adesso, anche se non posso dire di combattere (ecco, sì, “combattere” suona più dignitoso di “giocare a nascondino e perdere sempre con”) gli stessi demoni di allora (che poi credo che i demoni cambino soltanto, non spariscono mai), la lettura è lo strumento migliore che ho per tenere a bada i pensieri negativi e le ansie (sempre inutili) e rimane il modo migliore, riservato e solitario, di concentrare la mia mente (una vagabonda, lei) su qualcosa.
Da un po’, ancora in terra inglese, leggo in inglese. Lo faccio nella speranza di migliorare la mia conoscenza della lingua e di acquisire scioltezza nell’esprimermi – un’illusa lo so! Con questa scelta, però, mi perdo tante perle, le sfumature di significato, le scelte stilistiche dell’autore… Ciao proprio, insomma. Ho comunque letto Harry Potter per la prima volta in assoluto e… Bello! Bello, bello! Ho accennato all’impoverimento del mio italiano? No, parliamone: anche se non registro un miglioramento del mio inglese – parlato, scritto, pensato e cantato -, la dimestichezza con la mia lingua madre è andata a farsi un giro. E allora leggo, leggo blog in italiano e libri in inglese, leggo e aspetto l’ispirazione per scrivere, leggo e mi riempio di bellezza e vissuti, tengo a bada la mente e domo la mia paura del tempo che passa.

di cose apprese…

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foto dalla rete

•Mi manca scrivere. E mai frase ha avuto meno senso: se ti manca scrivere, allora scrivi, no?
Già.

•Mi sono accorta che quando non lavoro, tendo ad annoiarmi facilmente. Devo dire quanto questo mi riempia di imbarazzo? Non ci giriamo intorno, non vivo per il mio lavoro, eppure tendo a fare cose quando so che devo farle -altrimenti rimando, mi dimentico quasi quanto mi piacciano, metto su un episodio di qualche serie e addio.

•La nostalgia mi fa lo sgambetto sempre più spesso. Mi mancano gli amici lontani (tutti!), i miei genitori, i luoghi, le case in cui non abito più e non tornerò a vedere; e mi manca quello che sto vivendo in questo stesso momento. Non è possibile? Oh, se è possibile… Alla mia nostalgia tutto è possibile, anche di sentire la mancanza di quello che non ho ancora avuto.

•Mi sto innamorando.
O mi sono innamorata? Per dire che il colpo di fulmine non ha mai fatto al caso mio; no, io credo nel processo, nello sviluppo dei sentimenti, nel tempo passato insieme che crea complicità. Il colpo di fulmine va bene per il farabutto di turno, il bello e dannato o il bello che non ti si fila -uh, una collezione proprio!
E niente, mi sto innamorando e montano le paure – ovvio, perché non farsi prendere dalla paura?

di cose apprese in queste settimane CXLIV & CXLV

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foto dalla rete

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•Riesco ad avere i pensieri da ubriaca anche da sobria.
Come si fa a pensare di ricontattare qualcuno che non si sente da un anno, da sobria? -No, ma così, tanto per, sia mai gli capitasse (ma quando mai?!) di passare per questo paese dimenticato da Dio e gli uomini (ma quando mai?!) e gli andasse di prendere una birra… Ma quando mai?!
Comunque, considerando quanto costano gli alcolici in Inghilterra (e la scarsa motivazione che ho di spendermi i soldi in succhi fermentati) e dando quindi per certo che non possano essere i fumi dell’alcol ad avermi ispirato un’idea così scellerata, concludo che la colpa sia dell’astinenza.
Gli eccessi, e l’astinenza, non hanno mai fatto bene a nessuno… Anche se gli eccessi hanno ispirato alcuni grandi artisti, l’astinenza no.

•Se non cambio paese la mia dieta continuerà a essere costituita, non da cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, ma da cinque quintalate di cioccolato al giorno.
Colpa del fresco, credo. In Spagna non mangiavo così tanti dolciumi. E comunque uffa.

•Sono alla frutta.
Non può essere altrimenti… Chi leggerebbe “orgasmic” al posto di “organic” sennò?
E così ho la dispensa piena di prodotti biologici :P

•Per farmi smettere di comprare vestiti e chincaglieria nei charity shops bisogna spararmi alle gambe.

ma anche così credo che mi trascinerei comunque, a passo di leopardo, alla cassa per pagare altri vestiti e chincaglieria inutili.

•Anche se mi diverto a definire il paese in cui mi trovo come “dimenticato da Dio e dagli uomini” (ehm… perché lo è?!), l’altro giorno guardavo un film, gli attori si ritrovano in una stazione dei treni e non appena vedo le scale e i binari, capisco: è stato girato qui! Vabbe’, quella scena è stata girata nella stazione storica di questo paese dimenticato da Dio e dagli uomini!
Ergo andrò in quella stazione per sedermi su ogni panchina per poter dire di essermi seduta sulla stessa panchina di Nicole Kidman. Tanta roba.

•Si sopravvive al mangiare pasta scotta condita con una salsa al pollo.
E, sì, non dovrei dirlo, ma la si può pure trovare buona…
Il mondo mi fa sempre più paura.

•Se faccio progressi in qualcosa è nello scegliere quando guardare i profili facebook a rischio crollo psicologico.
Anche se sì, mi inginocchierei da sola sui ceci per aver anche solo avuto l’idea di ricontattarlo, sto facendo questo esercizio di autocontrollo pre-sbriciata al profilo facebook. Quando mi viene in mente di farlo, mi chiedo: “lo vuoi davvero? Sei pronta a sciropparti le conseguenze?” e non sono quasi mai pronta e finisco per rimandare a tempi migliori. Se Dio vuole, davvero tonificherò questi benedetti muscoli dell’autocontrollo!

di cose apprese questa settimana CXLIII

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foto dalla rete

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•C’è chi quando guarda gli altri, per fantasticare un po’, se li immagina in biancheria intima (o senza, ok) e chi se li immagina in intimità.
Io, no. Tanto per portare i livelli di esaurimento del mio (del tutto entro i tempi ma comunque isterico) orologio biologico ai massimi livelli, mi immagino direttamente come sarebbe il figlio che potrei potenzialmente avere con qualcuno.

Sì, ne convengo: da manicomio.
Però davvero,pensiamo all’infinità di individui che non verranno mai al mondo, individui anche solo lontanamente concepiti a livello mentale (o manco quello), si pensi a tutto il potenziale di creatività, tenerezza e conversazioni che non si realizzeranno mai (e all’ammontare di frustrazione, disturbi mentali e inquinamento risparmiati, ok ok), insomma: sono la sola a pensare che sia un peccato?
E perché la vita è così complicata e così limitante?

•Arriva il momento nella vita in cui tutti quelli che conosci – tutti, anche il gatto del vicino di casa, TUTTI -incontrano qualcuno, e tutti insieme aggiungerei.

•Casa è dove ho lo zenzero tritato in surgelatore.
Se ho lo zenzero tritato in surgelatore, ossia, se mi sono presa la briga di spendere dei soldi in un ingrediente inutile da solo ma essenziale in uno dei miei piatti preferiti, se mi sono presa il disturbo di lavarlo, pelarlo e grattugiarlo a rischio di rimetterci qualche dito e se ho deciso di dedicare tempo della mia vita (che nulla e nessuno mi ritornerà) a cotale attività, allora la casa con quel surgelatore è casa mia.

•Quando sento una canzone o una musica che mi piace, c’è un’imbarazzante probabilità che figuri un lullaby nel suo titolo -.-‘
Quanto sono uncool?

•Nonostante lo sappia ormai da tempo (e anche se è un’ovvietà così ovvia che non riscuoterò manco la simpatia dell’ultimo analfabeta informatico sulla terra), quando mi si manifesta qualcosa che si può definire come un sintomo, ancora cerco cosa possa avere su google.
Questa volta però mi è andata bene, la mia febbricola e le mie ghiandole gonfie non mi sono valse una di quelle malattie brutte (che mettono soggezione anche a nominarle), né mi sono stati dati tre mesi di vita (né di meno, comunque). No. Il primo risultato della ricerca è stato: … (rullo di tamburi)… Mononucleosi! Olé!
Se davvero fosse mononucleosi (no, cioè, gente: la malattia del bacio, anyone?), io me ne fregerei. Comunque, considerando per assurdo che per davvero fosse mononucleosi, so già che l’avrei presa nel modo più sfigato della storia – prendersi la malattia del bacio senza baciare nessuno… Più uncool di questo cosa c’è?

di cose apprese questa settimana CXXXVI, CXXXVII & CXXXVIII etc. etc.

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•La nostalgia mi prende sempre nei finesettimana.

•Londra è una città BELLISSIMA la prima volta che ci vai.
La seconda volta è una città bella.
Oddio, non so quante volte ci dovrò andare prima di trovarla una chiavica. O forse sono io che non sono fatta per tornare nei posti dove sono già stata.

•Quando ero bambina mai mi sarei immaginata a ritrovarmi, alla mia età (sì, vabbe’, secondo i miei piani infantili dovevo già essere sposata e incita del secondo, vabbe’), a guardare i papà.
Il problema è che ‘sti inglesi figliano quando in Italia si è ancora considerati giovani -quando ancora combattiamo, se non con il corso di laurea da finire, con lavori sottopagati e frustranti.
E così, più di una volta a settimana mi ritrovo a guardare intenerita i papà (under trenta) con i loro pargoli biondini e dall’inglese incomprensibile ma impeccabile… Salvo poi vedere spuntare le mamme prima di poter iniziare a farmi film mentali con i papà. Insomma ho capito che qua in Inghilterra non troverò fidanzato… Che novità!

•Arriverà il giorno in cui tutto avrà un senso, vero? Quello che non si è potuto avere, quello che si è perso, avrà un senso, sì?

•Ho capito che l’uomo che mi regalerà un orsetto di peluche sarà il mio principe azzurro.
Sì, sto sviluppando un debole preoccupante per gli orsetti -eppure forse capita a tutti di sentirsi un orsetto, una cosetta indifesa che aspetta che ci si prenda cura di lui.
Tra i tanti negozi di beneficenza e di usato di questo paese inglese dimenticato da Dio e dagli uomini, quando vedo un orsetto che aspetta di tornare in una casa o di essere di nuovo abbracciato, mi intenerisco e penso di adottarlo. Poi realizzo che coprirmi il letto di orsetti di peluche non sarà il modo migliore per invitare un ragazzo nella mia camera -e farcelo rimanere, soprattutto.
E vabbe’, ma l’acquisto, o adozione, di un orsetto è solo rimandata, non eviterò di farlo per qualcuno che non arriverà comunque, o che non capirebbe.
Comunque, uomini: lasciate perdere i fiori, puntate sugli orsetti di peluche : )

•Certe volte per chiarire un concetto, veicolare un messaggio e far capire a qualcuno qualcosa di poco politically correct, si passa per una persona che non si è. O anche, molto più semplicemente, si passa per il problema. E a me viene uno di quei vaffa con tanto di accompagnamento gestuale…

di partenze e di canzoni che (vol. VII)

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A distanza di più di un mese dalla mia partenza aggiungo questa canzone alla mia personale compilation spagnola.

La aggiungo adesso perché mi sono accorta solo ora quanto associ questa canzone alla mia partenza. A parte che credo sia stata l’ultima canzone che ho ascoltato nella mia vecchia casa, quando la mia camera era ormai svuotata, tutte le valigie pronte e allineate e aspettavo solo che venisse a prendermi il mio amico per accompagnarmi in macchina all’aeroporto. È anche vero che avevo scelto questa canzone per segnare quel momento, ma poi si è davvero legata a quella mia ultima settimana di vita a Valencia, sette giorni in cui ero costantemente esausta, per i pensieri non-stop, il fatto che non dicessi di no a mezzo invito e anche perché di notte non riuscivo a dormire -per non parlare dell’ultima ubriacatura scema che mi sono presa e dalla quale devo ancora riprendermi (psicologicamente, sia chiaro).
Di questa canzone mi piace l’energia che trasmette, è delicata ma energica, segna una fine ma anche un inizio (bla bla bla da partenze, lo so, ma provateci voi a partire per davvero e vediamo se non cadete nella retorica da espatriante – rimpatriante – whatever). E poi lei, la cantante, è bella -e la bellezza si lascia sempre vedere e ascoltare.

E no, questo mio spostamento di disagi esistenziali (c’è chi lo chiama trasloco) non ha nulla di simile a questa canzone, forget about glamour proprio, però c’è la stessa speranza di un po’ di luce, o meglio, di un bel bagno di luce, forse, un giorno.

di cose apprese questa settimana CXXXV

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foto dalla rete

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•Il detergente al limone usato per pulire (o anche solo profumare) i bagni del locale dove mi piaceva andare a Valencia è il detergente più usato al mondo.
La prima volta che mi è capitato di rincontrarlo -o riannusarlo -fuori Valencia, ho pensato subito al locale della mia vita precedente. Eppure adesso mi scoccia ritrovarlo in molti posti ai quali vado, è che dài che ti ridài slegherò il profumo al luogo a cui l’ho associato per tanto tempo, e non mi va l’idea.

•Gran parte della vita in Inghilterra si riduce all’esasperante esercizio di reggere porte tagliafuoco.
‘Na noia! Io non so come fanno gli inglesi a combinare la propria cultura ultra-educata e le porte tagliafuoco. Quando è che l’esasperazione arriva al limite? Io da italianotta sangue caldo l’avrei pure già superato ‘sto limite!

•Esistono i vegetariani bianchi, white vegetarian -ossia quelli che mangiano pesce e pollo.
Questa ancora non l’avevo sentita; ciò non toglie che se fossi un pesce o un pollo, a me girerebbero alquanto al sentir parlare di questi vegetariani: “e che non sono carne, io?”.

•Una delle conseguenze del vivere in Inghilterra è quella di diventare feticisti dei biglietti di auguri.
Il fatto è che la vita qua è cara -ora, non esagerata, non è che noi con l’euro ce la passiamo benissimo, ma cara sì -quindi, considerando la marea di negozi che vendono biglietti e bigliettini, uno è portato a iniziare a sfogare la lontananza da casa e la necessità di spendere soldi -sì, a un certo punto diventa necessario -con biglietti da inviare a parenti e amici.
Il problema non è tanto il costo dei biglietti che ho visto variare dalle 3 sterline e mezza ai 25 pence, no, il problema sono i francobolli, che in alcuni casi ti raddoppiano il costo del biglietto -.-“

•Due delle cose cui non riesco a rinunciare da italiana, costino quello che costino (vabbe’, quasi), sono: l’olio extra vergine di oliva e il parmigiano.
La pasta può essere del discout, il caffè -che manco bevo -può essere solubile (anche se faccio fatica a considerarlo caffè) e col pane in cassetta posso abbozzare. Eppure mangiare la pasta senza olio evo (sì, mo gli piace chiamarlo così, fa più figo) e senza parmigiano mi fa passare la voglia di mangiare pasta -e sì che ne ho viste di cose che voi umani… Per esempio la lasagna al tonno, o la pizza al pollo, o pane in cassetta e ketchup mangiati così in purezza, o la pasta preparata col pomodoro in scatola senza soffritto ne’ cottura previa. Chissà cosa mi riserverà ancora la vita.

•Meglio vedere un trailer dopo aver visto il film.
I trailer sono la causa della stragrande maggioranza delle delusioni del nostro secolo, e dato che le delusioni non le ho mai sapute gestire (perché ho sempre avuto troppa immaginazione), preferisco vedermi i trailer dopo, per ammirare o sputtanare (massì, è la stessa cosa) il lavoro del trailerista e per capire quali aspettative mi sarei creata se avessi seguito l’ordine inverso di visione, per non dire delle scene del film che appaiono solo nella promozione -una di quelle cose che dovrebbe essere classificata come truffa.

di cose apprese questa settimana CXXXIV

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•Cioè, ma davvero la colonna sonora di questo momento della mia vita deve essere “Love me like you do”? La ascolto così spesso, non per scelta, che mi sono ritrovata pure a canticchiarla da sola.
Passatemi il francesismo, ma ho avuto periodi di merda con colonne sonore migliori in passato.

•Devo smetterla di guardare film tristi.
Sono appena uscita dal tunnel delle storie vere tristi, adesso mi manca solo abbandonare il genere “struggimento assicurato”.
Ce la posso fare, si?

•Quando sono felice riesco a contenere la felicità, quando sono triste non riesco a trattenere le lacrime.
E vorrei sapere come si fa, perché non posso fare l’adulta che si fa sopraffare troppo facilmente, no? Ecco, appunto, no. Ma come si fa?

•Anche una grande attrice (Kate Winslet, un’attriciona secondo me) può finire a recitare in un pappone anacronistico, surreale e forzato.
La visione di Mildred Pierce mi ha lasciato senza parole per i temi affrontati (ai quali non avevo mai pensato prima, ok, ma che ancora non mi convincono del tutto), per alcuni atteggiamenti, secondo me, ormai superatissimi e perché mi sembra una storia (il film è tratto da un romanzo) che affronta dinamiche femminili, ma da un punto di vista maschile (anche piuttosto antiquato) risultando quindi alquanto faziosa e lontana dalla realtà.
Via, i due pounds di prestito dalla biblioteca peggio spesi -manco che non fosse un film (una mini-serie in cinque episodi, ok) di qualità, ma lo guardavo e mi dicevo “ma che davvero?!”.

•Si può sognare di incontrare qualcuno che si conosce (e si fa per dire, conosce) solo attraverso internet.
Non so quanto quello che ho appena detto sia triste -sì, insomma, la vita che oggigiorno si confonde con internet e le non-persone che lo popolano, la finzione che vince sulla realtà, cioè: get a life!
Sì, vabbe‘, ma dato che mi sono svegliata sorridendo, ho deciso di non psicanalizzarmi troppo -e poi adoro i sogni che mi fanno sorridere quando li ricordo : )

di cose apprese questa settimana CXXX, CXXXI, CXXXII & CXXXIII

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•È fisicamente insostenibile affrontare un trasloco, un altro spostamento e pensare di intrattenere due amiche a Roma nel frattempo.
Ci ho provato, mi sono spremuta come un limone, ho fatto finta di avere tutto sotto controllo, di poter riposare dopo, di non pensarci e non ce l’ho fatta, il crollo fisico (e i miei nervi) non hanno retto il debito di sonno e la fine di quello che è stato la mia vita per due anni.

•Il tè col latte è proprio buono. E il tè col latte e lo zucchero ancora di più -e lo dice una che da anni prende il tè senza zucchero dicendo è buono.
Devo solo capire perché quando lo fa qualcun altro è più buono ancora.

•Durante un trasloco è meglio non impegnarsi in post giornalieri -non nell’ultima settimana almeno.
Anche se non ho compiuto del tutto il mio proposito, ho postato di canzoni alle quali lego dei ricordi importanti e, anche se non mi piace lasciare le cose in sospeso, mi toccherà accettare che questa volta vada così.

•L’efficienza inglese in fatto di scadenze e di parole date è piuttosto discutibile.
Non me l’aspettavo eh, ma qui sono cinque giorni che aspettiamo che ci vengano portate le tende su misura a casa -proprio quelle tende che dovevano essere montate quattro giorni fa. Cioè, a me sta nomea di procrastinatori dei p.i.g.s. l’accetterei pure, se dei noti imperialisti con lo stesso problema non si sentissero superiori a noi per… Per cosa, di grazia?

Amazing deve essere la nuova parola in voga quest’anno, un passepartout dei tempi moderni o anche solo la parola feticcio delle mie coinquiline.
Inutile dire che, nonostante il mio limitato lessico forestiero, a me, le parole che vogliono dire tanto senza significare nulla, stanno alquanto sul cavolo. E ho la sensazione che questo amazing! corrisponda al nostrano “straordinario!”, parola che aborro -basta guardare 15 minuti di televisione per contarne a bizzeffe e sviluppare un’orticaria da ascolto. Straordinario è la parola che dici quando non sai cosa dire -e non solo non sai cosa dire, ma non ti prendi manco quei due secondi per pensare a qualcosa di meglio da dire; insomma se un ragazzo per farmi un complimento utilizzasse la parola “straordinaria” (non importa la carestia sentimentale degli ultimi mesi) io mi farei venire qualche dubbio sull’accettare il prossimo appuntamento -ma mi aiuterebbe anche a radicare la certezza di non proporre di dividere il conto (cosa che invece continuo a fare senza arrivare mai da nessuna parte…).
Vabbe’, al prossimo appuntamento sparerò qualche “amazing!” o “straordinario!” ad altezza uomo e non pagherò il conto, vedrai come mi andrà tutto alla grande.

 •Non so se è una questione genetica o culturale o di I.Q., ma io la ragione di esistere dei weetabix proprio non ci arrivo a capirla.
Cioè, quando quelli della weetabix hanno fatto una ricerca di mercato prima di lanciare il proprio prodotto -innovativo, di rottura, rivoluzionario via!-, chi cazzarola hanno intervistato per arrivare alla conclusione che ciò che il mondo chiede all’industria alimentare è un biscotto secco e sbricioloso di avena insapore?

•La possibilità di scelta -ma anche una certa botta di culo- è sempre l’inizio di una grande storia d’amore -o anche solo della benedetta età adulta.
E anche se la nostra non è stata sempre-sempre una storia d’amore, ho nostalgia della mia casa di Valencia.
Perché? Perché nonostante i suoi difetti, l’avevo scelta io.