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foto dalle rete

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•È fisicamente insostenibile affrontare un trasloco, un altro spostamento e pensare di intrattenere due amiche a Roma nel frattempo.
Ci ho provato, mi sono spremuta come un limone, ho fatto finta di avere tutto sotto controllo, di poter riposare dopo, di non pensarci e non ce l’ho fatta, il crollo fisico (e i miei nervi) non hanno retto il debito di sonno e la fine di quello che è stato la mia vita per due anni.

•Il tè col latte è proprio buono. E il tè col latte e lo zucchero ancora di più -e lo dice una che da anni prende il tè senza zucchero dicendo è buono.
Devo solo capire perché quando lo fa qualcun altro è più buono ancora.

•Durante un trasloco è meglio non impegnarsi in post giornalieri -non nell’ultima settimana almeno.
Anche se non ho compiuto del tutto il mio proposito, ho postato di canzoni alle quali lego dei ricordi importanti e, anche se non mi piace lasciare le cose in sospeso, mi toccherà accettare che questa volta vada così.

•L’efficienza inglese in fatto di scadenze e di parole date è piuttosto discutibile.
Non me l’aspettavo eh, ma qui sono cinque giorni che aspettiamo che ci vengano portate le tende su misura a casa -proprio quelle tende che dovevano essere montate quattro giorni fa. Cioè, a me sta nomea di procrastinatori dei p.i.g.s. l’accetterei pure, se dei noti imperialisti con lo stesso problema non si sentissero superiori a noi per… Per cosa, di grazia?

Amazing deve essere la nuova parola in voga quest’anno, un passepartout dei tempi moderni o anche solo la parola feticcio delle mie coinquiline.
Inutile dire che, nonostante il mio limitato lessico forestiero, a me, le parole che vogliono dire tanto senza significare nulla, stanno alquanto sul cavolo. E ho la sensazione che questo amazing! corrisponda al nostrano “straordinario!”, parola che aborro -basta guardare 15 minuti di televisione per contarne a bizzeffe e sviluppare un’orticaria da ascolto. Straordinario è la parola che dici quando non sai cosa dire -e non solo non sai cosa dire, ma non ti prendi manco quei due secondi per pensare a qualcosa di meglio da dire; insomma se un ragazzo per farmi un complimento utilizzasse la parola “straordinaria” (non importa la carestia sentimentale degli ultimi mesi) io mi farei venire qualche dubbio sull’accettare il prossimo appuntamento -ma mi aiuterebbe anche a radicare la certezza di non proporre di dividere il conto (cosa che invece continuo a fare senza arrivare mai da nessuna parte…).
Vabbe’, al prossimo appuntamento sparerò qualche “amazing!” o “straordinario!” ad altezza uomo e non pagherò il conto, vedrai come mi andrà tutto alla grande.

 •Non so se è una questione genetica o culturale o di I.Q., ma io la ragione di esistere dei weetabix proprio non ci arrivo a capirla.
Cioè, quando quelli della weetabix hanno fatto una ricerca di mercato prima di lanciare il proprio prodotto -innovativo, di rottura, rivoluzionario via!-, chi cazzarola hanno intervistato per arrivare alla conclusione che ciò che il mondo chiede all’industria alimentare è un biscotto secco e sbricioloso di avena insapore?

•La possibilità di scelta -ma anche una certa botta di culo- è sempre l’inizio di una grande storia d’amore -o anche solo della benedetta età adulta.
E anche se la nostra non è stata sempre-sempre una storia d’amore, ho nostalgia della mia casa di Valencia.
Perché? Perché nonostante i suoi difetti, l’avevo scelta io.

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