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foto dalla rete

•Per me l’impulso a comprare calzini e mutande nuove prima di un viaggio è più forte dell’impulso a risparmiare per lo stesso viaggio.
Perché correre il rischio di fare autostop o di vendere un rene per tornare a casa non è poi così preoccupante se sai di indossare mutande e calzini nuovi.

•Sempre a proposito delle mutande: una volta iniziato, è per me impossibile smettere di comprare biancheria intima in saldo.
E non sono una fanatica del genere, ma manco per nulla -ho un parco mutande in cui il cotone (La Perla rabbrividisce) spadroneggia. Odio così tanto spendere per la biancheria intima, che quando trovo qualcosa che mi piace e che mi sta e che è comodo e che viene a un prezzo stracciato, basta, cedo -così non me ne devo preoccupare per un po’.

•Nei negozi di intimo, i perizomi e i tanga arrivano alla fine dei saldi sempre in una quantità superiore agli slip… Ci sarà un motivo? Ecco, negozi di intimo, fatevi una domanda e datevi una risposta.

•La mia mascherata angoscia prima di lasciare questa città è dovuta al fatto che so che, una volta lasciato un posto, tutto ciò che hai vissuto in quel posto rimane lì.
Il detto “lontano dagli occhi lontano dal cuore” è per me verissimo; una volta che non sarò più qui, sarà come se non ci fossi mai stata e tornare non sarà lo stesso.
E mi si ripresenta la paura che, se nessuno si ricorderà di me, è come se nulla di questi due anni fosse mai successo.

•Se sai che non si deve bere (alcol, certo) a stomaco vuoto, non bere a stomaco vuoto.

•Ho raggiunto un’età in cui lo scontro culturale arriva a essere a livello personale.
Ho sempre trovato stimolante e interessante conoscere gente di culture diverse. Mi si mette in un contesto internazionale e io ci sguazzo, alla grande proprio.
Ok, eppure arrivata alla mia età (età in cui in molte culture le donne sono sposate e hanno figli; voi uomini siete più fortunati, non tutti hanno il vizio di sposarsi e di certo non potete rimanere incinti, credo, no?) comunicare con alcuni stranieri sta diventando una sfida alla propria autostima e un attentato all’indipendenza che tanto ci vuole a conquistare e che tanto celebriamo in occidente (che, per non essere arroganti, non è detto sia la soluzione a tutti i mali -a parte che la soluzione a tutti i mali non esiste, esclusi il cioccolato e i Prodigy, ovvio).
Così frequentare certi giovani espatriati (manco anziani che non hanno viaggiato e che possono permettersi un po’ di chiusura mentale, per dire) è sempre più complicato; perché anche se sono un po’ torda e non decodifico subito le sfumature di significato di quelle che mi sembrano semplici chiacchiere tra conoscenti, dopo una consulenza di un’espatriata più illuminata, ho capito. Ormai, quando una ragazza della mia età si sta per sposare e parla dei rapporti di coppia, leggo chiaramente i sottotitoli che dicono “poverine voi che non vi sposate!”; quando un ragazzo dice che, dopo anni negli Stati Uniti, vuole tornare a casa e sposarsi una ragazza per bene e avere un figlio, non mi sfugge il riferimento a quanto non siano serie le ragazze straniere; quando un’altra che conosco da un paio di anni mi chiede per l’ennesima volta se sono fidanzata, quel “ancora no?”, anche se non viene detto a voce alta, lo sento forte e chiaro; quando un’altra mi chiede se preferisco i ragazzi italiani a quelli di altri paesi, non vuole sentire la mia tirata sulla spontaneità e l’immediatezza nella comunicazione tra due persone della stessa cultura (cosa che ho fatto perché non ero ancora stata edotta, sigh: come sprecare il fiato e non zittire chi se lo merita), ma vuole sentirsi confermare lo stereotipo dell’italiano traditore e zuzzurellone -questo quando alla stessa tavolata c’era una cara amica fidanzata da anni (ma non sposata, o tempora o mores!) con un ragazzo italiano.
Insomma, a me le frecciatine non sono mai piaciute, mi sembra un modo subdolo di comunicare e far sentire l’interlocutore uno stupido. Quando queste poi si fondano su diverse basi culturali e vogliono toccare la sfera personale mi sembrano davvero inadeguate -e pure paracule. Anche perché non ho la presunzione che il mio punto di vista sia il migliore, né dico che se ti stai sposando non stai rendendo la Terra un posto migliore quindi fly down, né alludo che se non ti sei sposato forse il problema non erano le straniere poco serie, né insinuo che se sei fidanzata è perché ti accontenti né che gli italiani in fondo ti piacciono ma nessuno di loro ti ha mai filato (anche se si, turisti italiani dàteve una regolata quando andate all’estero, e che diamine!).
Se pensassi che le mie idee hanno un valore assoluto, meriterei di essere ridimensionata; comunque, dato che qua non è una gara ad avere ragione, la presunzione di essere nel giusto, soprattutto quando ci si confronta con diverse culture, è fuori luogo e anzi, se pensi di uscire dal tuo paese senza lasciarti questo atteggiamento alle spalle, puoi pure risparmiati i soldi del biglietto del volo.
E poi, come disse un’amica: “se ci si trova fuori dal proprio paese, una ragione c’è” -quindi c’è poco da fare i saputi.

•Ormai mi è chiaro che uno dei nodi karmici che mi toccherà affrontare in questa vita, e che mi conviene superare, riguarda la mia attrazione per i maglioni che spelano.
Non so come sia possibile, ma per quanto possa valutare un maglione prima di comprarlo -composizione (mohair al bando, proprio, e che figuri almeno un 40% di lana sennò che maglione è?), presenza di pre-pelucchi, modello e pungiosità -, dopo il primo lavaggio, tutti i miei maglioni si rivelano dei fanatici terroristi dello spelo.

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