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Dopo un bello sfoggio di truzzaggine (però divertente), una canzone che in Spagna conoscono tutti.

Ojalá di Silvio Rodríguez

 

E quindi, dicevo, era l’estate di due anni fa ed eravamo state tutte deluse dai ragazzi che frequentavamo all’epoca -no, ma ci sarà stata qualche congiunzione astrale che spero non si ripeta per i prossimi 150 anni, sennò non mi spiego come, nel giro di una settimana, ci siamo ritrovate tutte dal fluttuare tra zuccherose nuvole rosa a sbattere col sedere a terra, e di brutto. Insomma, deluse sentimentali dell’ultima ora, oltre a riunirci, a bere birra economica e a passare il tempo a insultare i ragazzi (e i di loro amici, ovvio) -ricordo ancora, quasi con affetto, quanto ricorressimo all’aggettivo “psicopatico” per definire l’atteggiamento dei soggetti che ci eravamo scelte -, si ascoltava sempre questa canzone, cantata poi da una mia amica.
In breve in casa non si sentiva risuonare altro che la chitarra e le strofe struggenti che non sarebbero propriamente la miglior scelta per distogliere l’attenzione da una delusione sentimentale. “Speriamo succeda qualcosa che ti cancelli inaspettatamente”, “Speriamo almeno che mi porti via la morte, affinché non ti veda più così spesso, affinché non ti veda sempre, tutti i secondi, in ogni visione; che non possa più toccarti nemmeno attraverso le canzoni”… Ecco, appunto, nessuno dà il suo meglio nella sofferenza e noi, senza girarci intorno, stavamo alla frutta.

Ma siamo sopravvissute anche a questo e, a ripensarci, mi viene quasi da dire che (se mai si possa dire qualcosa di simile) eravamo felici nell’infelicità. Per quanto la frustrazione, l’orgoglio ferito e lo sconforto ci accompagnassero costantemente, per quanto ci investissimo nelle vicende delle altre e ci fomentassimo a vicenda nell’insultare una il ragazzo dell’altra (“quello? Ma quello è scemo!”, “él se lo pierde, guarda” e… vabbe’ non riporto il turpiloqui con cui ci siamo distinte all’epoca),  abbiamo anche riso tanto e di gusto e ci siamo divertite e intrattenute e prese in giro con autoironia e aiutate a ritirarci un po’ su.

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