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foto dalla rete

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•Togliere il latte e tutti i suoi derivati dalla propria dieta è una gran boiata (ammenoché non sia una questione di salute, certo).
Dopo tre settimane di dieta senza lattosio -che alla fine evito pure nei giorni liberi per non avere formaggio destinato alla muffa in frigo -mi ritrovo la bocca un campo minato di afte -perdonate l’immagine cruda, anche se ormai è troppo tardi.
Non sono un medico e quindi quella di relazionare le afte alla non ingestione di latte (la vitamina B2, cavolo!) è una mia autodiagnosi, ma mi torna tutto di questa mia spiegazione (la vitamina B2, diamine!). E penso a quei valorosi (valorosi? Pazzi?) che scelgono di abbracciare la dieta vegana… Macché davero? Potendo mangiare tutto, dovrei privarmi di fior fior di sostanze che invece assumerei con degli integratori? WHAT?

•Anche se spesso mi lamento della singletudine, anche se guardo le coppiette romanticone con lo sguardo così acquoso che manco un setter, anche se nelle giornate “no” prego in aramaico perché inizino a vendere (a ‘sto punto accetto anche l’affitto) al supermercato un “addetto alle coccole”, quando guardo più da vicino le dinamiche di coppia, mi rendo conto che non sono pronta ad affrontarle.
Dopo aver letto poi un post di una blogger brillante e sagace (e averci visto del velato maschilismo), sto seriamente prendendo in considerazione di non essere tagliata per la vita di coppia -cioè, non me la sto tirando perché mi sento superiore alle (deliziose, incantevoli e tenere) cose da coppiette, no, è che, molto più semplicemente, ‘gna fo! ‘Gna posso fa! ‘Gna voglio manco fa’, guarda!

•Studiare i phrasal verbs -ma anche solo dargli una scorsa nel dizionario -è una porta di accesso a un trip avvilente e autodistruttivo.
Secondo me nel bugiardino del prozac vietano lo studio degli stessi durante l’assunzione del trattamento.

•Mangiare sano mi fa venire voglia di junk food.
Dopo settimane di zuppe di verdure bio, colazioni con marmellate bio, merende con budini bio, gallette di riso bio, ho sviluppato una voglia irrefrenabile di un hamburgher del fast food -ovvio, chi me lo fa fare di prepararmelo da sola?! No, voglio uscire di casa, fare la fila in un’azienda che sottopaga i suoi dipendenti e vende prodotti scadenti e insalubri, pagare un menù squilibrato dal punto di vista nutrizionale e discutibile per quanto riguarda processi di produzione e inquinamento prodotto, sedermi sotto un’aria condizionata polare e guastarmi, in mezzo all’odore di fritto, ai manifesti pubblicitari ingannevoli e a famiglie disfunzionali del fine settimana, un benedetto hamburgher -aromi artificiali, coloranti, grassi insaturi, vegetali e idrogenati inclusi (e se ci fosse il cetriolino sottaceto ancora meglio)!
Oddio, stranamente capisco le voglie delle donne in gravidanza.

•Ho capito che per mangiare ‘sto benedetto hamburger dovrò fare da sola.
Più cerco di far capire ai miei amici che ho voglia di fast food, più mi portano altrove.

•In Spagna non hanno i friggitelli.
Assaggiando una punta di quelli che ho pensato essere friggitelli, ho pensato fossero ancora meglio degli italiani: piccano!
Ecco, non è che sono piccanti: è che quelli che ho comprato erano proprio peperoncini. Dopo il secondo assaggio ho rischiato la vita da sola, a casa, in un mare di lacrime.
Sono viva grazie alle gallette di riso. Bio, chiaro.

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