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foto dalla rete

foto dalla rete

•Si può desiderare tanto qualcosa e averne una paura fottuta -anche quando non si ha nulla da perdere.
Ormai non so se ho una vocazione alla paura, un’affezione tutta particolare per la mia “comfort zone” o se sono semplicemente di un’immaturità irrecuperabile.

•È un gioco da ragazzi essere ottimisti quando si hanno motivi per esserlo.
Essere positiva quando non vedo una luce infondo al tunnel, quando passo le giornate senza che succeda qualcosa di nuovo, senza vedere nessuna utilità a quello che faccio, contando gli anni di resistenza che ho esercitato e abbracciando un cuscino loffio… Ecco, essere positiva, in quei momenti, mi costa molta fatica -di certo non mi riesce spontaneo, ma manco mi sembra credibile.
E lo so che non è vero che non ho motivi per essere felice, solo che si tende sempre a pensare a quello che non si ha.

•Nella vita ci sono dei limiti.
Il fatto che ci siano non vuol dire che non si possano superare, ma lo si fa a proprio rischio e pericolo.

•Intuisco che, alla mia (veneranda) età, se non si è arrivati a padroneggiare una certa dimestichezza sessuale e (come vogliamo chiamarlo…?) un certo distacco in materia, si è tagliati fuori dalla possibilità di avere una vita sentimentale.
La mancanza di arguzia, di competenze e di frivolezza in questo campo fanno del mio curriculum emotivo un totale disastro, il profilo con la domanda più bassa sul mercato.
E non posso dare la colpa la colpa all’Euro. Né alla crisi.

•Spesso, dei libri e dei film, mi colpiscono le parole che nessuno coglie, quelle che non diventano citazioni.
Avrei passato ore a cercare, riportata per bene, una frase introvabile dal film “The lunchbox”. Già, introvabile. Era più o meno: “le cose che non possiamo raccontare a nessuno, si dimenticano”. Capite perché mi sono messa a cercare su internet l’originale? Ho visto il film doppiato in spagnolo (indi -o hindi, ahah, ok la smetto- per cui dall’inglese allo spagnolo all’italiano… Lasciamo perde’), la mia memoria è pessima e la mia scelta delle citazioni (evidentemente) discutibile.
Qualcuno guardi il film e mi riferisca. Grazie.

•Il desiderio di nudità è una della espressioni più indifese e tenere (e quindi frustranti) dell’essere umano.

•Odio chi se ne va senza salutare.
Cosa c’entri a fare nella mia vita se quando te ne vai (per sempre, diamine! Quante probabilità ci sono che ci rincontriamo in questa vita?) non ti scomodi nemmeno a salutare?
E comunque odio avere l’affetto facile.

•Voglio andare indietro nel tempo a quando tutto nella vita sembrava fluido, scontato e facile.
Voglio tornare a quando pensavo che mi sarei innamorata a 24 anni, sposata a 27 e avrei avuto il primo figlio a 29 (maschio, certo; poi Dafne, la la principessa di casa, e dopo un altro figlio -ma già dopo i trent’anni le tappe della vita si facevano più vaghe), come se pianificare -soprattutto in quello che avrebbe comunque richiesto la collaborazione di un’altra persona -potesse davvero influire nella mia vita e garantirmi la felicità. Voglio tornare a quando pensavo che quando l’amore arriva tutto si risolve da sé, che basta amarsi per capirsi, che i figli arrivano quando e come vuoi, e che sono come li desideri. Desidero solo tornare a quando pensavo che ogni desiderio che si realizza è un traguardo, che le uniche possibilità esistenti sono quelle che tu vuoi e che non c’è motivo di averne paura.
Non ci vuole molto a evincere che ho avuto un’infanzia spensierata, no? Ed è evidente che la mia immaturità non mi basta per vivere bene.

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