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foto trovata in rete

foto trovata in rete

•Spesso quello che sembra è quello che è.

•La mia tolleranza alle fricchettonate -o a quello che considero una fricchettonata -è ai minimi storici -e conto che peggiori.

•Dopo i bidoni ricevuti -e per bidone intendo anche le promesse non mantenute delle persone -, non riesco a tenere sotto controllo la mia speranza che le stesse persone che hanno mancato alla propria parola nel passato mi chiedano, un giorno, un favore. Non vedo l’ora, proprio.
Dopo qualche convenevole cordiale, prometterei di rispondergli appena posso salvo poi sparire, volontariamente, per sempre.
Peccato queste persone siano sparite dalla mia vita prima di chiedermi un favore… Sogni di gloria che non si compiranno mai!

•Inizio a pensare che l’amore arriverà troppo tardi.
Certo, se arriverà.

•Inizio a sospettare che non riuscirò mai a liberarmi di questa sensazione che tutto sia al di fuori della mia portata.
Il lavoro sembra un mondo inaccessibile, gli uomini appaiono presi da ragazze che sembrano possedere o aver capito qualcosa in più rispetto a me, l’indipendenza emotiva ed economica appaiono pura utopia; non importa il contesto, sembra sempre che non c’entri niente dove mi trovo, non ho mai tutti i requisiti, non sono mai abbastanza.
E in questo scenario di mancanze e inadeguatezza, anche essere felici sembra ridicolo. Se cerco di tirarmi su e scrollare le spalle, c’è sempre qualcuno o qualcosa che mi ricorda che non c’è proprio niente per cui essere felici.

•Il mio senso dell’umorismo diventa più brillante nei periodi di depressione.
Forse per nascondere il mio senso di disorientamento o il vuoto che sento dentro, ma inanello battute con una scioltezza che mi inquieta. Per questo, quando divento un po’ “troppo” brillante, inizio a preoccuparmi.

•Ci sono quasi arrivata -e il quasi lo metto per pura fedeltà alla realtà, cioè, non so se arriverò mai a completare questo processo per intero, e non so se lo vorrò mai fare; mi affeziono facile, i ricordi mi inteneriscono e sono una sentimentale: in poche parole, una deficiente. Insomma sono arrivata a guardare le foto di qualcuno e a sentirlo quasi come un estraneo. Quasi.
Non so ancora se quel quasi è un segno di salute mentale (ricordare senza farsi sopraffare -la mia specialità -vuol dire che si è in pace con se stessi) o di recidività (sempre per la teoria del “un passo avanti e tre indietro”). La verità è che accorgendomi di questo passaggio alla “quasi-estraneità” la mia prima reazione è di giubilo; poi però mi accorgo che quella che sembrava una meta non è altro che qualcosa un po’ squallido.

•Il tè verde è più digeribile del tè nero.
Sono e sarò sempre una fan sfegatata del tè nero, eppure ultimamente -grazie al periodo di cambiamenti che il mio stomaco ha deciso di introdurre nella mia vita -mi rimane un po’ sullo stomaco. Il tè verde, con la sua fama salutista, non dà altrettanta soddisfazione bevendolo, ma almeno lo digerisco.

•(Sempre per la teoria del “un passo avanti e tre indietro”) Mi sono scoperta a desiderare di tornare indietro nel tempo, non per far funzionare quello che non ha funzionato, quanto per sentirmi stringere ancora tra quelle braccia ed essere di nuovo la persona che mi sentivo di essere in quei momenti. La verità è che non so cosa darei per tornare indietro anche solo un’ultima volta, nel senso che non so se davvero darei qualcosa per tutto ciò; so solo che mi piacerebbe essere ancora stretta forte e basta.

•Quando un ragazzo -a cui suppongo di piacere, ma per il quale non provo lo stesso -manifesta la propria inclinazione verso di me, so essere schietta e tagliente come in nessuna altro contesto della vita.
Certe volte mi rendo conto di ricorrere all’atomica per ammazzare una mosca, ma non mi piace creare illusioni, far credere cose che non sento o approfittarmi degli altri, ma per evitare questo perdo il senso della misura e mi trasformo in una spigolosa testa di c… (non ho trovato sinonimi) -provocando un interesse sempre crescente nell’altro, ovvio.

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