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foto dalla rete

foto dalla rete

•Il modo migliore che ho per esorcizzare un interesse che non ricambio ma non in modo poi così netto (sì, dài, come dire: non mi va, ma non mi tentare) è immaginarmi una vita condivisa con l’interessato, ma tutto però, i pranzi insieme, l’intimità, i piccoli screzi, le tenerezze, i giochi di potere, il nome del nostro primogenito… Cose così -insomma tutto, via.
Tutto ciò devo necessariamente farlo quando non ho prove esplicite di questo interesse, che però arrivo a intuire -e a temere anche un po’, visto che certi interessamenti confondono anche. Dopo essermi costruita tutto ‘sto popo’ di love story -senza nessun fondamento reale -, mi tranquillizzo e, tornando a vedere “l’interessato” (ormai l’abbiamo chiamato così) la volta successiva, verificando che di fatto non manifesta nessuna delle possibili premesse a quello che sono riuscita a costruire nella mia mente, la vita torna a scorrere come prima. Il pericolo -il suo possibile interessamento? La confusione che mi ha provocato il suo possibile interessamento? -è scampato e posso tornare alla mia solitudine giustificata da nobili principi e velleità non propriamente scelte.

•Mangiare spesso fuori ha distrutto, e continua a distruggere, la mia digestione.

•La libertà, l’affrancamento dal pensiero costante di qualcuno, richiede un esercizio costante, un allenamento, ma di quelli intensivi.
Oddio, nemmeno troppo estremo, sennò la ricaduta -sì, è inevitabile, e anzi che non ho messo il plurale… -è fatale, ma un allenamento costante, sì.
La libertà richiede pensieri forti e volontà di acciaio, speranza inesauribile e pazienza con sé stessi, tutto questo per tenere a bada i ricordi -ché quelli so’ scaltri, sgusciano fuori quando meno te lo aspetti -, per controllare i propri desideri e non distruggersi l’anima inutilmente né crogiolarsi nel cinismo sterile. Poi, la ricaduta succede, il fallimento di tanto duro lavoro suona il campanello -e non arriva a farlo manco la seconda volta che io l’ho già fatto entrare dopo aver srotolato il tappeto rosso, per dire. È dura accettare le proprie incapacità, ma ci vuole tempo, e distanze, e ancora tempo, e duro lavoro -e tempo, e distacco, e tempo… E un buon chiodo!

•Ho avuto la vaga sensazione che ai ragazzi piace fare loro, non solo il primo passo, ma anche tutti gli altri; che quando una prende una iniziativa, si sentono obbligati, iniziano a pensarci troppo su, perdono di interesse e allora cercano (e trovano) la porta di uscita.
A me l’idea non dispiace, ok, decidi tu.
…Ma anche l’idea di non dover prendere l’iniziativa mai mi fa mancare l’aria, e allora? Cosa si fa?

 •Il rifiuto di una persona mi ha fatto ripiombare nell’imbarazzo per me stessa, la stessa sensazione che mi ha accompagnata per tempo immemore. Pensavo di averla superata dopo un incontro fortunato, ma no, è tornata, mi vergogno di nuovo di me, fatico a parlare e la stima in me stessa torna a vacillare.
Non so quale sia il motivo di questo -se non è quello di far dipendere dagli altri il proprio benessere -, ho pensato che, se non riesco a avere ciò che desidero, allora non lo merito. Inutile dire che non meritarsi ciò che si desidera è deprimente -e non solo in situazioni specifiche e sentimentali, perché tendo a estendere la sensazione che il rifiuto di un ragazzo mi lascia a molti ambiti, e la mia speranza nel futuro va a farsi benedire -così come la stima in me stessa.

•Dovrei usare di più il coriandolo fresco in cucina, ci sta di un bene…!

•Può darsi che sia anche stanchezza, ripetitività e abitudine, ma ho capito che il mio pensare ancora (ancora?!? Sì, ma in modo differente) a una persona, non vuol dire che abbia bisogno di lui. Mi manca, ma mi manca in un modo strano -mi manca per quello che non è stato più che per quello che è stato (anche se quel che è stato è stato carino); mi manca per come sentivo di potermi concedere di comportare e non posso più essere, mi manca per quello che pensavo fosse e per quello che desidero (forse) da sempre, ma che non è ancora arrivato. Eppure mi manca meno.
Capito? Quando sento la tua mancanza, non è perché ti desidero, e nemmeno perché la mia vita senza di te sia vuota. Ti penso, mi manchi un po’, ma non mi è chiaro perché -a parte l’evidente mancanza di autocontrollo sui miei pensieri, ecco, quello sì. Devo esercitarmi di più, diamine!

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