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•Qualcuno dovrebbe dare un nome a quel momento in cui si capisce che una persona è ormai fuori dalla nostra vita, ma ancora non si ha ben chiaro se si voglia far entrare qualcuno di nuovo -e non per fedeltà alla persona che ha alzato le tende definitivamente, quanto per paura. Pura paura.
Perché, anche se ho capito che quella persona non fa parte della mia vita, anche se sento di poterlo accettare (perché, essenzialmente, non ho scelta), anche se sento il desiderio di condividermi con qualcuno e sento il bisogno di vicinanza e complicità, davvero, rimettermi in gioco, ancora, come prima, come se niente fosse… Uff… Ho paura -o non ne ho voglia?
Forse tutte e due.

•L’ascolto del brasiliano -o del portoghese con accento brasiliano -mi rende docile e morbida come un gattino. Ma anche allisciosa, va’, sempre come un gattino -la parola è del tutto inventata, spero però renda l’idea.

•Certe teorie maschili mi lasciano senza parole. No, ma nel vero senso della parola, non so cosa rispondere.
Mi sono sentita dire che se accettavo le avances di uno avrei potuto accettare anche le avances del di lui amico, che non ci sarebbe stata differenza.
O.o
Appunto: senza parole. E non so se rimango affascinata, orripilata, stupita o offesa da una teoria così elementarmente lineare -da tempi delle caverne. No, davvero, non so se prevale il maschilismo più becero o la solidarietà maschile più nobile.
E cosa gli puoi rispondere all’enunciazione di una teoria così infallibile? Cioè, boh, qualsiasi risposta sembrerebbe un delirio femminista isterico e senza fondamento.
Bah… “Perché non voglio?!”, cioè, non basta? Devo dare più credibilità a questa pretesa da principessina viziata?

•In quelle serate un po’ così -ossia, di scazzo -un solo pensiero mi risuona nella mente, insistente come un bisogno primario, persistente come se toglierselo servisse veramente a qualcosa, e questo pensiero è: e mo’ chi cazzo cancello da facebook?
Perché cancellare un amico da facebook è la nuova terapia liberatoria, la cioccolata non-ingrassante, il viaggio di rottura a chilometri zero, il taglio di capelli radicale ma simbolico, la pratica che ti fa fare qualcosa senza fare nulla -e risolvere ancora meno. Ma che goduria, però!
Quasi quasi chiedo amicizie per poterle cancellare nelle serate no.

•Va bene la cioccolata, va bene una birra con amici, va bene lo sport, va bene tutto, ma poi arriva quel nervosismo che si può risolvere solo in un modo: shopping.
Sì, e basta.

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