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•Lo so che questa sicurezza, questa tranquillità che mi è presa ultimamente, avrà una data di scadenza a breve termine.
Perché quanto può durare questo languore del tutto infondato, quanto? Molto poco, e ho già paura della tranvata che mi riporterà con i piedi per terra, della botta che mi aspetta dietro l’angolo e del “lo sapevo io, lo sapevo!” -perché sì che lo so, però cavolo! Ho pure voglia di non saperlo. Ecco.

•I nouveaux singles sono i peggiori.
Tutti quanti, dopo la fine di una relazione -e mi riferisco a quelle che finiscono per volontà dell’altro (non iniziamo con le tirate sulla scelta condivisa: non ci crede nessuno) -,siamo così inconsolabili da considerare la solitudine come una punizione divina, somma sciagura, orrore immeritato, schifo immondo.
Il bello è che esterniamo tutte queste considerazioni (politically correct ‘sta ceppa, proprio) davanti a single professionisti, per scelta o meno (scelta… Non ce la raccontiamo!), inviando un messaggio che suona più o meno così: “tu sono anni che vivi nello schifo, ormai ci sei abituato, ma io no! Non me lo merito, io!”.
Cioè, quando un single parvenu mi si approccia così, a me, single da tempi immemori, viene l’orticaria -quando ti posso poi prevedere con precisione cronometrica la fase futura del “no, ma infondo avevo bisogno di un po’ di solitudine”.

•Le vittime stanno iniziando ad attaccare sempre meno con me, sempre meno, ed era ora!
Ho passato anni considerando i problemi degli altri più grandi dei miei, anni di “e io con i miei problemini mi lamento” e così via colpevolizzando me stessa -senza che nessuno me lo chiedesse, tra l’altro.
In effetti, come ho già commentato altrove, prendo troppo sul serio quello che mi si dice; se si considera che ci sono persone che sanno raccontarsi molto bene e che sanno regolare molto bene le luci su di sé e le proprie cose, tra quello che dicono (e che io prendo sul serio) e tra la loro capacità di promuoversi, il risultato è senza via d’uscita -per me. Gli altri stanno sempre al centro, non cedono il posto per fare a turno, ma manco per niente -a parte che, a me, di stare al centro dell’attenzione interessa fino a un certo punto. Quindi, dato che è assodato che ognuno ha i suoi problemi e che ognuno deve affrontare le proprie lotte, avendo capito che ,se i miei problemi non me li risolvo io, nessuno me li risolverà mai, facciamo così, eh? Vediamo se funziona: ognuno si risolva i suoi problemi e… Basta.
Mi sembra ragionevole, no? Poi si parla, si ragiona, si possono fare dei paragoni per capire le situazioni, ci si può ragionare sopra fino a sfinirsi e ok -perché ci vuole tempo e confronto con gli altri per uscire un po’ da sé -, ma le gare a chi sta peggio, i premi al più sfigato, i confronti che vogliono dimostrare quanto il sederino degli altri sia più al caldo rispetto al tuo, cioè no, guarda. C’ho cose più importanti da fare, sono già due giorni che rimando di tagliarmi le unghie, per esempio.

•L’assenza di problemi è una condizione inesistente nella vita umana. Imparare a dominare i propri problemi, conviverci, trovare spazio, tra un problema e l’altro, per un po’ di vita è molto più realistico -difficile, quasi impossibile, in fondo è un cammino tempestato di fallimenti, ma tant’è: non c’è scelta.

•La nostalgia e il ricordo di qualcosa di bello del passato che ci manca fanno fare grandi cazzate. Pardon se non mi sono censurata, ma ho preferito la fedeltà alla realtà all’edulcorazione della stessa.
Poi si hanno casi in cui si ha un colpo di fortuna improvviso, e niente, la cazzata si limita a essere concepita, ma non attuata.
Grazie Signore, grazie, grazie!

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