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foto da qui

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•A volte penso di essere esageratamente sagace perché il mio cuore inesperto possa reggere.
Altre volte penso che sono ingenuamente presuntuosa a pensare di essere sagace.

•Faccio fatica a immaginare che le persone che mi piacciono -le quali, di solito, sono socievoli e comunicative -soffrano comunque di problemi di solitudine.
Mi piace sempre credere che la solitudine sia una prerogativa mia, perché sono un’incapace nei rapporti sociali; ma è probabile che, saper conversare, saper entrare in contatto con gli altri non voglia dire non essere poi, davvero, soli.

•L’imprinting non è qualcosa con cui si scherza.
Non scendo nei particolari, ma ormai sudamericano-olivastro-accento latinoamericano è un mix a presa rapidissima su di me -in senso positivo. Mi innamorerò di tutti i maestri di latinoamericano delle scuole di ballo di Europa.
Che vita grama -e poco originale.
Me li contenderò con le allieve tardone, leopardate e lustrinate di balli latinoamericani d’Europa -a suon di sculettamenti e rouches in puro sintetico.
Già meglio. Quelle so’ agguerrite, ma avrò modo di elevare il mio fallimento a livelli più avvilenti.

•Spesso, una volta letti i vostri commenti, cerco dove posso cliccare “mi piace”.
Deformazione da facebook -e un po’ me ne vergogno.

•Ci sono diverse sfumature all’umiliazione che si accetta.
Ci sono situazioni che non ci sembrano umilianti eppure non ci fanno stare nemmeno meglio… Questo come si chiamerebbe a casa vostra?
E scopro di essere sempre più radicale, perché le chiusure definitive e l’abbandono repentino di un’abitudine fanno più male all’inizio ma portano a una guarigione più rapida. Per me, meglio esercitare l’autocontrollo una volta piuttosto che stare a ritirarlo fuori in più occasioni, è stancante e alla fine ci si chiede perché lo si faccia. Soprattutto perché, se non è qualcosa che io sento di voler fare, perché lo faccio? Per rispetto degli altri? E il rispetto per quello che desidero  e per me stessa?

•La paura del rifiuto condiziona il mio comportamento -e questo nonostante sia universalmente provato che non ha mai ammazzato nessuno ma che, anzi, imparare ad affrontarlo fa vivere meglio.
A volte, per superare l’impasse derivante da anni passati a evitare di essere allontanata, mi chiedo: se dovessi morire domani, cosa faresti? Faresti quello che ti stai trattenendo dal fare? La risposta è sempre sì -quasi sempre, vabbe’, perché non vale per le azioni vendicative o quelle derivanti da nervosismo passeggero. Però, pensiamoci bene un po’ tutti, l’idea di morire domani, ci farebbe anche fare delle scemenze bestiali, o no? Tutti a sfondarci di mangiare, a urlare le atrocità che ci siamo tenuti dentro anni, sesso -e ancora più sesso- ovunque, insomma tutti a dedicarci ad atti eccessivi, fuori controllo e antisociali. Ché poi, il senso della vita, non è propriamente questo, almeno non credo; ma non sarebbe nemmeno quello di trattenere tutto dentro finché non arriva il domani in cui si muore per davvero.

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