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foto trovata qui

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•Non ho così bisogno di visite specialistiche come quando sono lontana da casa. Odio!
Avete idea di cosa significa digitare i sintomi e fare ricerche in internet? Sono viva per miracolo -scampata alle malattie che google mi diagnostica, ma soprattutto ai colpi che mi prendono leggendone.
Comunque c’è un mondo là fuori che ho ignorato per molto tempo (quando ti dice culo), malattie di cui non ho mai sentito parlare, organi, ghiandole e anfratti del mio corpo dei quali ho ignorato l’esistenza finora -ma che già mi dolgono (sì, in parti imprecisate del mio corpo, prima di sapere di averli) e che sono, secondo google, già irrimediabilmente compromessi.

•Se la sensazione che mi accompagna da un po’ è quella della delusione, forse il problema non è il mondo esterno quanto le mie aspettative.
Però davvero faccio fatica a capire come farmi rispettare (come mettere dei limiti alla sfera di azione degli altri) senza crearmi delle aspettative -che puntualmente vengono deluse facendomi soffrire.

•Prendere una decisione è estremamente liberatorio.
Rimane di certo il rischio che possa essere sbagliata, ma, se in futuro dovessi frignare -tipo nell’arco di un paio d’ore -sulla decisione presa -la quale tra l’altro non vuole comunque tranciare qualsiasi futura evoluzione della questione -chiunque è autorizzato a darmi un paio di schiaffoni.
Stufa dei miei dubbi e delle mie interpretazioni riguardanti lo stesso tema, ho deciso di affidare tutto al suo naturale sviluppo. Per ora, ho deciso di non intervenire, non in modo deciso almeno, non ne ho voglia, sento l’autostima tremare e l’ansia crescere e non so quanto ne valga la pena, ecco.
È praticamente certo che così facendo questo fatto sia archiviato per sempre, ma se dovesse essere così, vuol dire che doveva essere così e basta. Perché la verità è che mi sento molto sola in questo periodo e mi piacerebbe avere qualcuno di mio, per questo, vedere le dinamiche che mi coinvolgono nella giusta ottica e con distacco, mi richiede uno sforzo di lucidità e di autocontrollo notevoli. Le mie paure, il richiamo di ciò di cui sento il bisogno, il desiderio di lasciarmi andare a qualcuno sono molti forti e mi confondono.

•Un like su facebook è la forma più subdola e codarda per dire “Ciao, bella! Non sei il mio tipo, ma amici come prima, eh?”.
A-ha, sì, come no?! Qualcuno dovrebbe definire un galateo -e scrivere un manuale -relativo all’uso del like su facebook. È una giungla di incomprensioni -dando per scontato che ci sia qualcosa da interpretare -e io sono incapace di arrivare a capire cosa significhi un like a una mia foto -messo alle 4 di notte, dopo non esserci sentiti per una settimana, a una foto, tra l’altro vecchia e nemmeno un granché.
Cosa stai cercando di dirmi, cribbio?!?

•Una delle cose che più mi manda in bestia negli altri -poi, chissà, forse, commetto lo stesso errore -è la parola facile quando, sul campo, si dimostra ben poca dedizione a ciò che si dice di amare.
“Adoro, amo, mi sento male se non…” e belle parole varie, ma poi nelle cure elementari alla stessa cosa si mostrano grandi mancanze… Cioè, che? Dovrei mettere io le pezze alle tue lacune?

Sì, certo, scòrdatelo! Chi non ottempera alle proprie responsabilità -prese per scelta -, o non è in grado di farlo -e lo dica, lo dica! -o non può pretendere di riempirsi la bocca di belle parole, per poi farsi risolvere i problemi dagli altri -perché questa corrisponde alla mia idea di superficialità. Bella la macchina che volevi, no? Quando poi ci sono il tagliando, le pulizie e il pieno da fare, non puoi risolvere tutto con un’alzata di spalle.

•Il burro scade.
È stata una settimana illuminante, lo ammetto : )
Tuttavia, QUEL burro, nel mio frigo, rimarrà ancora un po’, è legato a troppi ricordi -o almeno rimarrà finché non avrò realizzato che i ricordi rimangono al di là della presenza di un panetto di burro irrancidito e inutile.

•Nonostante stia facendo un duro lavoro di autocontrollo, ogni tanto -quelle 10\12 volte durante il mio periodo di veglia -, ancora mi si risveglia la voglia di scrivergli qualcosa.
La verità è che la mia parte razionale ha avuto finora la meglio: scrivere sarebbe senza senso -anche perché per dire cosa? -, inutile -è sparito -, umiliante -non ne vuole sapere – e poi l’impulso che ora mi sembra irrefrenabile, un giorno mi sembrerà assurdo.
E allora perché?

•Tutti gli oroscopi mi dicono che è il momento di chiarire le situazioni in sospeso.
Questo io lo chiamo accanimento.
Se alla fine questo estenuante esercizio di autocontrollo non portasse a nulla -cioé, non portasse a sentirmi meglio -, non so quale reazione nervosa potrei avere. Non lo so.

•Leggendo cretinate in giro per internet, sembra che ogni uomo sappia come debba essere una vera donna.
Tutti -volutamente maschile, ma anche la saccenza del genere femminile in merito è notevole (solo che queste le giudico delle illuse) -sanno come debba comportarsi una vera donna, come debba vestirsi, cosa e come debba agire, quali gusti dovrebbe sviluppare e come dovrebbe vivere il sesso -fino a come dovrebbe essere la sua prima volta. Oh, sì, il colmo. Manca al mondo una letteratura che faccia di un uomo un oggetto sessuale, un ideale -ma chi ha mai voluto essere un ideale, cacchio!? Divertiti tu a essere un ideale! -, la proiezione di ciò che non si riuscirebbe a essere, qualcuno che merita rispetto se si attiene a certe norme comportamentali -anche private, privatissime; norme che chi apprezza non applica a se stesso, ovvio.
Perché quando mi viene chiesto di descrivere come sarebbe per me un vero uomo -che definizione cretina comunque, permettetemi – non mi vengono in mente caratteristiche fisiche né termini che definiscano nel dettaglio come debba articolarsi la sua sessualità -come se il valore di una persona dipendesse da questo.
E comunque ciò che vorrei in un compagno non definiscono l’esempio ideale di uomo, ok? Usciamo da questa visione infantile. È probabile che quando incontrerò qualcuno che mi piaccia davvero, ciò che io desideri da lui possa cambiare, ma ciò che desidero da un compagno non intende definire cosa sia giusto in questo mondo.

•Se continuo di questo passo, con la mia sceneggiatura mentale non stop, il capolavoro che un giorno potrò scrivere sarà: 1001 modi per reggere una conversazione che non avrà mai luogo.
No, ma davvero, mi sto preparando risposte -prevedendo già diverse sfumature di intensità -a domande che comunque so non mi verranno mai rivolte.
Tuttalpiù, sì che mi ritroverò ad avere una conversazione, ma gli argomenti mi prenderanno così alla sprovvista che mi limiterò a un silenzio imbarazzato -che vuole però apparire sostenuto, pur non arrivando a farlo.

•Questa settimana ho pianto tanto, o abbastanza, non so, ed è probabile che pianga ancora.
Finora ho sempre associato il pianto a qualcosa di negativo, se piango c’è qualcosa che non va; ma adesso basta. Se ho voglia di piangere, piangerò e non importa quante lacrime verserò, l’importante è arrivare a una conclusione interiore e a una consapevolezza che mi aiuti ad andare avanti.

•Quando ho delle reazioni che appaiono un po’ eccessive, specialmente quando ho la lacrima facile -la quale non si limita mai a essere una sola, magari! -probabilmente il mio inconscio ha capito come stanno in realtà le cose.
Se al sentirmi dire “ci vediamo un’altra volta” non riesco a non piangere, è perché ho intuito che non ci vedremo più.
E comunque non ci siamo più visti, appunto.

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