foto trovata qui

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•Ho capito che quello che a volte mi fa reagire apparendo piccata o acida o provocatoria non è caratteraccio -sì, mi piace crederlo.
Quello che mi fa rispondere male a un no o a qualcosa che sento mi stia venendo negata è l’assoluta certezza di non essere minimamente desiderata. Ebbene, ho la sindrome della coda di paglia, quella del “lo so che non mi vuoi allora evita di farmici credere”, quella che mi fa vedere un no -o un no momentaneo -come un rifiuto a vita, sostanziale, di tutto il mio essere. E comunque non è caratteraccio, se tratto male qualcuno sto cercando di facilitargli l’allontanarsi da me. Vuoi andartene? Vai! Quando do una risposta tranchante soffro ma sembra che voglia far soffrire, eppure sto solo simulando sicurezza in me e nascondendo la paura (ma quale paura, certezza è!) di non essere voluta. Sto solo cercando di mantenere un po’ di dignità mentre la mia autostima affonda e la mia vocina “te l’avevo detto” mi punta il dito contro.

•Tutti io li trovo. Tutti io.
Quelli stanchi, quelli che non vengono a mangiare manco quando prepari tutto tu, quelli che “ci vediamo”.
Ne ho in abbondanza, mi avanzano, qualcuno ne vuole?

•Ho un karma atroce con gli inviti che faccio.
Quando faccio un invito a qualcuno col quale mi piacerebbe passare più tempo, è praticamente matematico che il mio invito venga declinato o che finisca nel dimenticatoio.
Ma cosa ho fatto di male io?

•Noi ragazze ce la raccontiamo un po’.
Se un tipo non ci cerca (sigh), riusciamo a dire che ci piace proprio per questo. Come se ricevere una telefonata, un messaggio, un qualsiasi segno di vita ci desse fastidio… Sì, come no?!
Perché se è fidanzato, denota che è un ragazzo serio; se è ombroso, che è meditativo (o saggio -addirittura, perché non sbilanciarsi?); se è un latin lover, che è solare; se è cafone, che è pragmatico; se è incostante, che è impegnato.
Ma fossimo noi il problema?

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