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Where were we?

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foto da qui

•Che per quanto possiamo fare le persone mature, di quelle che difendono la propria dignità (di quelle che ancora sanno cosa sia!!! …boni tempi! Sempre che, in effetti, ci siano stati), di quelle che sanno come relazionarsi, come farsi rispettare e quando è il momento di eclissarsi (e scrivetelo un libro in merito, mahatma invidiabili!), quando le persone dalle quali vorremmo un po’ di considerazione ci ignorano –o ci fanno sentire ignorati (che differenza c’è?) –è inevitabile che ci si spezzi il cuore.
Non ci capiscono, non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non ci vogliono, non gli piacciamo abbastanza, non ci meritano (ma che peccato, però!), non ci arrivano proprio, non gli risuoniamo manco per niente, gl’arimbalziamo… Eppure il cuore, a un certo momento, si riduce a pezzi, non ce la fa proprio a tenersi insieme, ché i cuori non sono fatti per resistere a tutto ciò.

•Si può comprare un cd qualche anno prima in America ma non arrivare ad ascoltarlo granché nonostante piaccia. Dopo cinque anni lo si risente risuonare in momenti impensabili. Con persone impensate.
L’unico problema è che non ho ancora capito se ‘sto cd mi porta bene o male.

•Scrivere mi è mancato, anche se la mia vita è stata riempita da altre cose. Ed è andata bene anche così, di lusso direi: nuove amicizie, un lavoro di quelli da raccontare ai nipoti –quando e se dovesse essere -, un’estate vissuta come Dio comanda, un’adolescenza tardiva bruciata in circa un mese -arrivata a un’età in cui mia madre era già sposata da due anni (-.-“ wth) -, accorciamento della lunghezza standard delle mie gonne e una tendenza sempre più spiccata al turpiloquio (la valvola di sfogo più immediata e meno rischiosa dell’ammazzare qualcuno).
Vista così non sembra un’evoluzione, anzi, ma potrebbe essere un passaggio necessario per arrivare a un futuro equilibrio. Mi piace crederlo e crogiolarmi in questa giustificazione senza fondamento.

•Gli uomini si spaventano per molto poco. 

•A volte per ottenere un risultato, bisogna agire nel modo opposto a come ci si comporterebbe.
Quando qualcuno ci fa saltare i nervi ma arrabbiarcisi non serve a nulla –se non a aumentare il nervosismo -, forse non è con le minacce e i gridozzi che si arriva dove si vorrebbe.
Senza sapere che pesci prendere, una volta, ho deposto le armi, mi sono arresa all’idea di impormi e di trasmettere autorità, ho tirato fuori l’affetto di cui sono capace (ebbene sì, anche io sono capace di tenerezza), ho addolcito la voce –o era rassegnazione? Eh, me sa –e ho cercato di ricreare un’atmosfera di pace e tranquillità. Ha funzionato. Con un bambino di tre anni –la difficoltà fatta umana, praticamente.

•Che l’ultima volta non basterà mai a soddisfarci in modo da non farci sperare in un’altra volta ancora.
L’ultima volta è pura utopia.

 •Non può far male per sempre.

Vero?
A un certo punto oltre alla sofferenza, si placherà anche la mente, vero?

•Secondo me è una conseguenza della Spagna questo mio smodato ed eccessivo uso dei punti esclamativi. Avrò assorbito un po’ di passione e drammaticità iberica?

•Si può ascoltare senza sosta una canzone e scoprire a un anno e qualcosa di distanza che è esageratamente perfetta per quello che ti sta passando.

•Si può provare gratitudine, eccitazione, imbarazzo, sollievo e rimpianto allo stesso tempo. Oh sì, si può. 

•La cosa più bella, l’aspetto impagabile del parlare con delle amiche è che ti fanno apparire un fatto che ti fa raggomitolare di imbarazzo come qualcosa di bello, di emozionante, da ricevere dei complimenti proprio. No cioè, sono stata abbracciata e mi sono sentita dare della persona con presenza di spirito, quando la mattina stessa piangevo cocenti e interminabili lacrime per la mia incapacità a gestire una situazione elementare.

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