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•Che certe volte bisogna semplicemente fare quello che sentiamo di voler fare.
Che cambiare posto in metropolitana perché la coppia davanti a te ha deciso di esibirsi nel suo spettacolo di baci-bacetti-bacini non è grave -anche perché, per me, è legittima difesa.
È invidia? Certo, e allora? Comunque non sono disposta a subire il momento pucci-pucci di una coppietta se proprio non mi va, è una questione di autostima (mia) e di dire di no a qualcosa che scoccia. E poi non sono Wonder Woman, ci sono momenti che no.

•Associare un long drink, o una qualsiasi cosa alcolica, a una tristezza passeggera mi fa sentire una derelitta.
Aggiungere anche solo un leggero annebbiamento alla mia confusione emotiva, mi fa sentire una sfigata numero uno -anche solo ai miei occhi.

•Che sia dopo un giorno che non ci si sente, che sia dopo una settimana, un mese o un anno, il primo minuto di conversazione con Skype è tutto un “Mi senti? …Ora? Mi senti bene? Così? No, aspe’, non ti vedo più! Ecco. No, riprova…”.
Bono romanticismo delle lettere di una volta!

•Smaltire una cotta esagerata (no, davvero, erano quattro anni che non mi prendeva così -.- e confessarlo non depone a mio favore, lo so), affrontare un cambiamento, viaggiare in metropolitana e doversi esprimere in una lingua straniera vivendo il proprio periodo “voglio aprirmi e far conoscere il mio mondo interiore a tutti” (sì, lasciam perdre) è un mix letale -tipo che le mie endorfine hanno fatto fagotto e qualcosa mi dice che non vorranno più tornare a casa.

•Se le riviste pensano che un titolo come “dimagrire con il sesso” sia convincente, c’è qualcosa che non va.
Quello che mi è chiaro è che è un po’ triste se la nostra specie non si dovesse estinguere per smania di magrezza -triste tanto.
Meglio estinguersi, guardate.

•Nessuno può immaginare la portata delle cotte che fanno passare agli altri.
E io, sinceramente, spero che i responsabili delle mie cotte storiche ne rimangano all’oscuro. Ossignur! Per carità!
-Comunque ne sto uscendo, eh! È quasi tutto sotto controllo ;-) -il che vuol dire che non lo è.

•Che per quanto possano conoscerti da una vita, certe persone non capiranno mai che certi silenzi e certe reticenze servono solo a evitare di scoppiargli in lacrime davanti.
Ché ci sono giorni in cui ci si sente la tristezza del mondo addosso, che si pensa di essere una delusione per sé e per gli altri; e ricevere dell’ironia sulla propria mancanza di loquacità o sul proprio muso non serve a nulla.

•Comprato un paio di scarpe col tacco, nei negozi, si inizieranno a vedere sempre (e quasi solo) scarpe col tacco.

•Che la domenica è il giorno peggiore per manifestare i primi sintomi dell’influenza.
Non vi dico poi quanto sia sbagliato sceglierla per avere l’influenza e per cercare un rimedio omeopatico, nelle farmacie di turno -in Spagna. Ho dimenticato di dire: col mio spagnolo? Ecco, appunto.

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