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foto trovata qui

•In un paese latino, il mio nome e cognome possono essere i più banali di una lista.
Soprattutto quando i tuoi compagni di classe vengono dalla Cina, dalla Russia, dalla Polonia, dalla Germania e dalla Turchia -don’t worry, ho tenuto alto il nome dell’Italia: ho confermato tutti i cliché che ci riguardano ;-)
Che poi forse essere banale tra gli originali, potrebbe voler dire essere originale, no?

•Basta un nulla per mandarmi in crisi.
Tipo una gaffe in classe (una cosa da nulla, sì truce, ma da nulla), una giornata nuvolosa, un colloquio per uno stage (capito? Manco per un lavoro!) che non arriva mai, la prospettiva di una doccia (la mia vita è segnata dai giorni in cui devo farmi la doccia) e delle noiosissime “cose che noi ragazze facciamo per noi stesse” (come se la depilazione fosse un piacere della vita), ecco, mettete insieme tutte queste cose in un unico giorno e la frittata è fatta: divento nostalgica, triste e assente.

•Dove c’è un cuoco, per me, c’è famiglia.
No, davvero, dove c’è qualcuno che prepara da mangiare, per lavoro o per passione (o per entrambi), io sto bene. Mettetemi vicino un uomo che sappia maneggiare il cibo e io mi sento al sicuro, a casa proprio.
C’è un motivo per questo fatto, eh, una spiegazione cui anche un ignorante di psicologia arriva in un nanosecondo: mio padre lavora in cucina –e l’imprinting, permettetemi, non è acqua (perché se deve essere acqua, che sia pazza).

•Se c’è un giorno in cui avrò i capelli grassi e informi quello sarà il giorno di un colloquio.

•Esistono soggetti così fisicamente perfetti, anche a guardarli da vicino, che davvero ti convinci della teoria della razza superiore.
Una sera ho parlato con un giovane danese, alto, magro, biondo, con una barba perfetta (né troppo lunga, né troppo folta), fotografo (capito?! Pure artista!), alla mano, gentile e con un inglese perfetto.
E che non mi si venga a dire che siamo tutti uguali.
Che se davvero esistessero gli extraterrestri e volessero stabilire un contatto con gli umani, io sceglierei il fotografo danese come ambasciatore. Gli extraterrestri non ci farebbero alcun male, anche perché la bellezza, secondo me, è un linguaggio universale, è lo slogan “we come in peace” più efficace.
E poi ci faremmo una porca figura con il resto dell’universo.

•In Spagna i due baci sulle guance si danno prima a sinistra e poi a destra. Con le volte che sbaglio verso, mi manca poco per guadagnarmi il titolo di pomiciona dell’anno.

•Il vero segreto del chai tea latte è la spolverata di cannella sopra. Tutto lì.

•Qualcuno è giunto qui cercando: lampredotto curry.
Non so se inquietarmi più per questo o per i pervertiti.

•L’arrotino spagnolo -o almeno quello valenciano -ha una musichetta che lo preannuncia così inquietante ma così inquietante che Dario Argento potrebbe trarre l’ispirazione per una trilogia.

•Ho scoperto che la crema per il corpo serve a qualcosa -oltre che a sporcarsi subito dopo essersi fatti la doccia, certo.
Con il freddo, il vento e l’aria secca di Valencia (e le cuciture dei jeans) ho delle irritazioni della pelle che non ho mai avuto -MAI!

•Un giorno tutte le possibili vite che non ho vissuto, quelle che mi sono solo immaginata, quelle che avrebbero potuto essere e che per un soffio non si sono realizzate mi ammazzeranno.

•Se nel mio immaginario la donna ideale di qualsiasi uomo è una modella alta e secca, forse ho qualche problema a valutare le persone.
Anche perché quasi nessuno sta con una modella alta e secca, quindi… Ci sarebbe sempre spazio per la normalità -basta sperare di rientrare nella normalità.

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