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Vedere i miei tentativi di essere presentabile la mattina e di essere riconoscibile come un soggetto femminile non ripugnante (si, ma soprattutto di essere presentabile la mattina: tanto lavoro!), ecco, vedere queste attenzioni cadere nel nulla, mi fa montare un’insofferenza che forse sarebbe da diagnosticare come disturbo psichiatrico, credo.
Perché, poi, pensandoci (e volendo proprio dare fondo alla mia parte razionale) la mia insofferenza è abbastanza senza capo né coda. Però cavolo!
Mi sto truccando e vestendo carina per te, diamine! Sto facendo delle battute per chiamare la tua attenzione, ecco! Sto cercando di far conoscere più dettagli possibili della mia vita con appunti mooolto vaghi, molto casuali (sono single, capito? SINGLE! Vuoi che te lo detti?), ok? Perché non mi dici nulla? Perché non mi guardi nemmeno un po’? Perché non mi inviti fuori? Perché… Perché non mi baci, cretino? Sì, così, perché non mi prendi di punto in bianco e mi dài un sacrosanto bacio cinematografico?
No, ma anche non cinematografico, eh!
E sì che (ho visto troppe commedie romantiche e che) c’ho l’immaginazione masochista, che galoppa tra tenerezze e incontri ravvicinanti in totale assenza di un coprotagonista consenziente -ma soprattutto reale. E sì che sono stufa di sentirmi una ragazzina monotematica, ossessiva e ingenuotta. Ne ho abbastanza di fare la sfigata sentimentale di (ogni) turno. Anche io ho voglia di un vero invito, di vera condivisione e di vera complicità.
E c’è che vorrei davvero credere che tra (il mio) esserci o non esserci, per qualcuno, ci sia una qualche differenza, che non è proprio uguale. E c’è che preferirei struggermi di incomprensione piuttosto che di solitudine, e di desideri irrealizzati, e di interesse non ricambiato.
E c’è che non mi piace prendere l’iniziativa, perché per quanto possa farmi coraggio a farlo, poi penso sia più bello lasciare l’iniziativa all’altro. Che quando un uomo sa quello che vuole si ingegna, non c’è timidezza che tenga, ché sono della scuola del “se non prende l’iniziativa, è perché non gli piaci abbastanza (o non gli piaci proprio)” -che dover convincere un uomo a volermi mi intristisce.
E quindi dimenticate la sfilza di domande incalzanti di cui sopra, just forget it. E dimenticate questa manifestazione di instabilità sentimentale. Anche se c’è che sono anche questo. Di solito vaglio (già so che dire questa cosa andrà a mio sfavore, lo so :-) quello che pubblico (ecco, appunto) perché non mi va che i miei momenti di irritazione o di tristezza durino (da pubblicati) più di quello che durano dentro di me. Comunque non sono una signorinella perfettina. Quello che provo è piuttosto sconclusionato, spesso mi imbarazza parlarne perché penso che il mondo degli altri sia regolato da leggi definite (delle quali, tra l’altro, nessuno mi ha informato), che ci siano cose da fare e da non fare, sentimenti da provare e da non provare. Che poi rendersi conto di desiderare continuamente cose che non si realizzano forse deriva da un problema a valutare le mie possibilità -che desidero cose al di fuori della mia portata, insomma. E c’è che la mia frustrazione viene dall’ennesimo mancato avvenimento di una delle possibilità che il mio personalissimo cinematografo ha voluto proiettarmi non stop.
Perché poteva essere carino.
Ma niente.

What else could I say?

Play it again… Billie.

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