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foto dalla rete

foto dalla rete

•Compaiono delle pubblicità nel mio blog.
Questo è quello che ho appreso.
Quello che so è che non le voglio.

•Per non avere pubblicità nel mio blog devo pagare per il no ads.
Pagare per non avere pubblicità è il colmo. Pensavo di essere della generazione della pubblicità che paga chi le dà uno spazio, e invece no. Quello che ho capito è che la pubblicità vince sempre.
Comunque, pensare che le mie cretinaggini siano accompagnate da pubblicità, non migliora la mia autostima -scema di esteta perfezionista che sono.

•Alla fine della prima settimana fuori casa si pensa: “Solo una settimana?!”.
Alle fine della seconda settimana in terra straniera si pensa: “Già due settimane?”.
La logica dietro a questa percezione del tempo mi sfugge.

•Agli spagnoli dà gusto essere complicati.
Per il verbo essere ci sono “ser” e “estar”, per un semplice “per” ci sono “por” e “para”. Per quanto invece riguarda il congiuntivo presente, questo si usa quando si esprime un’opinione usando un aggettivo o la negazione prima del “que”, se si esprime qualcosa di evidente allora non serve; se tuttavia si nega qualcosa di evidente, allora sì.
Ora, io dico, ma semplificare? Te credo che ‘sti spagnoli hanno un ballo tradizionale nervoso e scattoso come il flamenco…

•Nella conversazione (sì, sono un’inguaribile ottimista) in spagnolo, faccio prima a parlare in italiano -cavoli degli spagnoli capirmi – che coniugare un (1!) banalissimo verbo (anche solo regolare) per esprimere il minimo indispensabile.
Tra il capire in quale contesto passato/presente/futuro avvenga l’azione, scegliere un verbo e far caso a come termina, tenere a bada il mio orecchio che mi farebbe dire cose sperticate e d’avanguardia linguistica, coniugare il verbo senza dimenticare irregolarità e dittonghi, e dirlo, finalmente, mi passa un quarto d’ora -e s’è già cambiato argomento di conversazione, per non dire della figura da impacciata che ho prodotto.

•Tra i metodi subdoli per far sloggiare un avventore da un bar, c’è la temibile accensione del bastoncino d’incenso.
Dopo una mezz’ora a usufruire del wi-fi in un bar, con un aranciata all’attivo, sono stata vittima della punizione simil-spirituale; dopo un’altra mezz’ora me ne sono andata ubriaca d’incenso.

•Un altro dei metodi micidiali per scoraggiare i clienti, questa volta però nei negozio d’abbigliamento, è spruzzare un deodorante per ambienti criminale nei camerini.
Ho fatto una tirata pomeridiana tra negozi accompagnata da un costante prurito al naso -e non mi ritengo delicatina, è colpa di Bershska se ha le commesse sadiche!

•Una signora che cerca di zittire un bambino che frigna con uno “Shhhhh!” ripetuto a cadenza regolare, sa risultare più irritante del bambino frignante.
Davvero, a essere il bambino, avrei fatto in modo di farla schiattare sfiatata a suon di Shhhhhhhhhh.

•Forse la mia passione per la cucina non è poi così radicata in me; o forse non è proprio una passione, o forse boh.
Da quando sono qui, la mia voglia di cucinare si è annullata -e non perché abbia di meglio da fare: con ciò che ci piace fare non c’è di meglio da fare, no?
Un po’ per la condivisione della cucina -che non è un gran problema, eh, solo che lo sento che quella di adesso non è propriamente il Mio Tempio (però mi piace lavare i piatti perché posso guardare fuori dalla finestra che dà sulla strada) -, un po’ per l’assoluta mancanza di un coltello che si possa definire tale (con ciò non ho potuto comunque evitare di tagliarmi con un simil-spalmino -risate degli chef qui), un po’ per il mio ripiegare verso prodotti pratici, in numero ridotto e in offerta, ecco, il mio estro (ma anche solo la mia voglia di fare qualsiasi cosa) è andato a farsi friggere. Me triste :-(
Le passioni servono anche un po’ a riempirci le giornate, e a me è venuta a mancarne una (anche se ho solo creduto di averla).
Mi sento un po’ più sola… Farò soccombere la mestizia con delle schifezze preconfezionate.

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