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•La mia teoria del “leggi 100 pagine di un libro prima di accantonarlo definitivamente” non è proprio fallimentare. Non per me, almeno.
Ho sentito parlare delle 50 pagine da affrontare prima di emettere un giudizio, ma con questo metro avrei accantonato uno dei miei libri preferiti. Direi quindi che, se i miei giudizi si rivelano spesso sbagliati, ho bisogno di più tempo per deliberare.
Sì, lo so, leggere è un piacere, ma a me, quando nella mente si affaccia la possibilità di non finire una lettura (che già so non riprenderò mai più nella vita) mi monta il senso del dovere, quello di colpa e quello che mi ricorda quanto ho speso per quel romanzo (spilorceria, tirchieria, parsimonia, fate voi). È anche vero che lasciare un libro che non vuole appassionare è una bella liberazione, ma, per me, non è priva di rimpianto -o orgoglio ferito. Insomma, chi è più forte: io o il libro? Con tutto ciò riesco ancora a posare libri dopo cinque pagine lette; mi dico che non è quello che mi ci vuole al momento, che lo affronterò in un altro tempo -me la racconto, certo -, il tutto prima di prendermi la responsabilità di andare avanti e di entrare davvero nella storia.
La città e i cani di Vargas Llosa, l’ho affrontato con questo impegno delle 100 pagine. Per ora posso dire che s’è salvato in corner, verso pagina 80, quando stavo -lo ammetto -sperando che non recuperasse più il filo così da poterlo abbandonare a cuor leggero alla centesima pagina di delirio. Spero solo che non peggiori, altrimenti dovrò inventarmi un’altra teoria per tenere a bada il mio insulso senso del dovere.

•Molti automobilisti trovano le frecce delle forme di segnalazione inutili.
Che io mi metta a giudicare la guida degli altri è un po’ il colmo però, no, io dico: sei parcheggiato e ti devi immettere nella circolazione? Come faccio a capire se ti stai immettendo, se sei in sosta, se sei parcheggiato in modo creativo o se ti va di farmi la fiancata? Telepatia? Conti sul fatto che sia più buona (e che mi immedesimi più facilmente) per via delle feste? Cosa ti costa mettere una lucina intermittente? Una! Guarda, il Natale è pure vicino, e mettila ‘sta lucina!

•Pensare di ripassare il capodanno come ho fatto l’anno scorso mi dà sollievo -e forse dovrei preoccuparmene.
Ma proprio non ce la faccio a non sperare di passarlo al buio, l’albero di Natale acceso, una cioccolata calda e C’è posta per te in lingua originale al computer. No, cioè: what else?

•Ho individuato una materia che potrebbe valermi pubblicazioni inedite e, di conseguenza, onori e gloria.
Non so voi, ma più vado al supermercato e più mi affascina (non è che proprio mi affascini, più che altro mi irrita, solo che “affascina” è più elegante, e politically correct) la fenomenologia della sciura che salta la fila alle casse. No, parliamone. La necessità impellente di saltare una fila, di piazzarsi davanti alla cassa -certe volte lavorando con nonchalance ai fianchi del primo della fila -, l’impulso di sorpassare due/tre clienti che hanno da pagare meno di dieci euro di merce in tre, l’esercizio di faccia tosta e noncuranza, come può non prestarsi ad un’analisi più approfondita e documentata? E come può non suscitare interesse che i soggetti affetti da questa compulsione non siano donne in dolce attesa (che potrebbero pretendere la precedenza), non neomamme con passeggini nuovi nuovi, non adolescenti strafottenti, non energumeni attaccabrighe? No: queste sono pensionate dall’aria innocente e dal comportamento furbo. Una signora, arrivata alla cassa palesemente più tardi di me -e degli altri in fila dietro di me -, una volta ha avuto la gentilezza di farmi passare avanti (Signo’, lei sarebbe l’ultima della fila, sa com’è) salvo turbarsi della quantità di cose che dovevo pagare -e lì, sì, lo ammetto: mi sono pentita di non essermi dimenticata qualcosa in modo da andarla a prendere (al rallenty) e farla attendere ancora.
Ok, ci vuole pazienza e gentilezza con chi ha più anni, ok; perché però non chiedere di poter passare avanti nella fila? Perché no? Perché la signora prima di lei e con più anni di lei potrebbe risponderle di no, eh? Paura?!
Aridatece le nonne di una volta!

•Il mio piano di perdere due o tre chili prima di Natale è fallito prima di fallire.
Mia madre ha deciso di mettere a punto la ricetta dell’amaretto perfetto. Solo che questo amaretto sembra non voler riuscire mai e intanto casa si riempie di biscotti sformati e ribolliti -ma comme-chomp -stibi –chomp -lissimi.
Se tutto va bene mi limiterò a mettere su due o tre chili prima delle feste vere.

•Evidentemente la Conad, con QUELLA canzone della pubblicità, ha deciso di perdere una cliente. Secondo me, ha anche deciso di fare di una cliente una serial killer.
Ogni volta che passa QUELLA pubblicità e attacca QUELLA canzone a me viene lo sguardo alla Shining. Potremmo essere più buoni? Scegliere il bene e non il male? Macché siamo regrediti a due anni?

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