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foto di Henri Cartier Bresson. Rue Mouffetard, 1954

•Nell’attesa di una telefonata riesco a sospendere la vita per giorni interi.
E non è una telefonata sentimentale; tu pensa se fosse sentimentale… Sarei ridotta uno straccio.

•La ripetitività degli altri (eccerto, mica la mia ;-) mi ammazzerà.

•Dopo “Caronte porno” qualcuno è arrivato a questo blog cercando “minosse film hard”. Poi non mi si chieda perché ho intitolato questo blog “Io boh”.

•Forse dovrei smettere di stupirmi della mia diffidenza. Forse sarebbe il caso di accettare la mia tendenza a non fidarmi quasi mai, senza trascinarmi un senso di colpa inutile.
Cioè, dài, non mi si vorrà dire che la verità è di questo mondo? Non mi si vorrà convincere che l’onestà è di questo pianeta? Io non mi fido, sono e sarò diffidente.

•Tra le cose che devo fare e le cose che ho voglia di fare c’è un abisso insuperabile.

•Le donne si mettono nelle situazioni per lamentarsene, gli uomini per vantarsene.
Nel manicomio, reparto geriatrico, mi riconoscerete facilmente: sarò quella che parla per frasi a effetto. Temo davvero di stare prendendo una brutta china. Sarà il blog, sarà la solitudine, sarà la pretesa di guardare il mondo con occhio distaccato e critico -sì, adesso l’acidità e l’invidia si chiamano così -, ma l’aforisma permette di contenere il mondo in una frase e di catalogarlo. Poi, si sa, la realtà è più complessa. E, poi si sa, di Oscar Wilde il mondo ne ha avuto uno, ora mettersi a gareggiare con cotanta sagacia… Che non sia il caso?

•Ascoltare la Patetica di Tchaikovsky mi fa immaginare di stringermi al petto le cose belle della mia vita (dagli oggetti ai ricordi) e di salutarle tutte, in modo teatrale e sentimentale, per l’ultima volta. E lo struggersi mi è dolce. L’ascolto della Patetica ha qualcosa di terapeutico.

•Una delle cose che più mi manda in bestia della mia famiglia (non il nucleo più stretto, ma quello che comprende un po’ tutti), è la tendenza a dare importanza agli altri -troppa importanza, secondo me. Questo permettere al primo cretino di passaggio di interferire nella propria vita, questo accogliere, fare spazio, inglobare, questo adeguarsi, farsi coinvolgere, essere cordiali, capire (no, dico, pure fare la fatica di capire!!!), entrare in rapporto con persone che poi rivelano di meritarsi un sonoro vaffa, beh, io lo trovo indice di scarso amore per se stessi. Urge, alla mia famiglia tutta, un bel corso in dignità e di comportamento spiccio verso il mondo esterno.
Sarà per questo che il principe azzurro dei miei sogni è un burbero di buon senso? -Perché le persone che vengono rispettate sono quelle che mettono in chiaro i confini che non devono essere valicati, ché io sono io e tu sei tu (e, se tanto mi dà tanto, io non sono tu -un principe un po’ sgrammaticato, nevvero -e tu non sei io). Sarà per questo che mi troverò (se dovessi mai trovarlo) un uomo che è un pezzo di pane, sulla cui testa potranno mangiarci tutti? Esatto.

•L’ultima cosa che un negozio d’abbigliamento deve fare, se vuole trattenermi a spulciare la merce esposta, è trasmettere in diffusione gli One Direction -e non mi si chieda come faccio a conoscere ‘sto gruppo ché non lo so manco io.
L’ultimo negozio che l’ha fatto mi ha vista imboccare l’uscita in tre secondi tre. Ché io so’ gggiovane, ma non giovanissima. Stare in mezzo alle studentesse delle scuole superiori che fanno shopping di sabato pomeriggio con in sottofondo gli One Direction, è troppo anche per me. Ché io sono della generazione dei Backstreet Boys -backstreet’s back alright! A me, ‘sti One Direction, mi fanno sentire vecchia. Non a caso mi piacciono i Beatles: li ascolto e mi sento in fasce -in fasce e in pace col mondo.

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