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Allora, Mondo, facciamo chiarezza una volta per tutte, vogliamo? Guarda, considera quello che ti sto facendo come un grande favore, una concessione straordinaria, un evento che difficilmente si ripeterà, ma anche come qualcosa che non ti avrò mai detto, chiaro? Una volta che avrò parlato, io non avrò detto nulla, ok? Mi concedi un barlume di dignità dopo questo sovrumano sforzo che faccio a venirti incontro, ad aprirmi e a spiegarmi un po’, sì? E sii gentile, che con la gentilezza si arriva ovunque (o anche solo dove si vuole andare, certo), fìdati. Ti conviene fidarti altrimenti ti scateno contro un arsenale di musi lunghi, sguardi affilati, risposte taglienti e “niente” antiuomo da far apparire le armi di distruzione di massa due carri armati del risiko: cos’e niente, chiaro?

Mondo, allora, hai presente quei momenti in cui sono un po’ così?

Devo specificare il “così”? Ora, non starai abusando del tuo potere? Per “così” intendo quei momenti in cui macero nel silenzio, quando mi isolo (da te) e mi chiudo a doppia mandata (chiavistelli aggiuntivi e paraspifferi inclusi), quando evito di incontrare lo sguardo di chiunque, quando riesco a vantare un tono di voce che definire dell’oltretomba vuol dire arrotondare per difetto, quando se non do risposte monosillabiche ne do di sfuggenti. Hai presente ora?
Ecco, in quei momenti, davvero, fare domande è inutile, cercare di rallegrarmi è infruttuoso, insistere è addirittura pericoloso. In quei momenti, con la cupezza interiore che festeggia il suo ritorno sulle scene e il paio di lenti nere che mi cala sugli occhi, non riesco a vedere nulla; tu e tutti i rumori che ti appartengono diventate lontanissimi. Tirarmi il braccio e insistere a tornare a giocare non funziona, anzi è irritante.
Vedi, non starò qua a dire quello che in quei momenti penso o non penso, non è importante. Per quanto i miei pensieri possano allontanarmi, poi torno.
Però ecco, Mondo, una volta che mi avrai saltellato intorno per tirarmi su e che mi avrai proposto mille cose che non avrò voglia di fare (e sì, in quei momenti, non è la voglia il problema, ma lo scopo), dopo avermi infastidito di domande e chiesto se c’è qualcosa che non va (che, guarda, se avessi la forza sarebbe proprio da dare una di quelle risposte a cacchio “Perché? Sto ‘na crema, non vedi?”), puoi sentirti libero di lasciarmi da sola. Saresti liberissimo di lasciarmi a me stessa dal primo “no.” che ti rivolgerò senza tanti giri di parole, ma da quanto posso constatare ogni singola volta, tu, di lasciarmi nel mio brodo, non c’hai il cuore di farlo, e vabbe’ -d’altronde dopo aver passato anni a ritagliami spazi che fossero solo miei, ti dirò, la solitudine mi è venuta a noia, ok.
Però, ecco, quello che ti volevo dire (ti prego guarda, non me lo far ripetere), quando non rispondo come vorresti (“sììì, dài, che bello!”), quando faccio cadere tutto quello che vorresti farti rilanciare, ecco: non ne fare una questione personale. Non te ne uscire con le risposte piccate ché non attaccano, non ti stizzire che non ti vengo dietro e non mi provocare ché rischi di sentirti dire cose che non vorresti ascoltare né io esternare. Che ne dici di evitare l’evitabile? Cosa ne pensi di non fare l’offeso mentre lotto per tenere a bada tutti i pensieri che mi sono scappati dalle gabbie e che non rispondono più ai comandi? Mi sembra ragionevole come proposta, no?
Mondo, non ti chiedo di salvarmi o di lottare per me anche se sapresti farlo meglio, lo riconosco; ti chiedo solo di non aggiungere altra pesantezza a quella che mi riesce naturale avere. E non spostare i riflettori su di te -anche perché: quali riflettori? -e portami un minimo di rispetto nei miei momenti così. Dammi solo un po’ di tempo, ok? Tanto torno, eh.
Vedi, non sono tanto per gli sport di squadra, sono una di quelle gelidone cui piace vincere da sola. Non so dirti se saprò riconoscere l’importanza di averti vicino in quei momenti, non so nemmeno se mi accorgerò della tua presenza senza desiderare che te ne vada, però, in quei momenti, davvero, se non puoi fare a meno di esserci, non improvvisare, Mondo. Non mi riproporre luoghi comuni in salsa “c’è di peggio”, ti consiglierei anche di non sprecare i tuoi sentimenti migliori e le tue parole più belle. Guarda, mi stupisce sempre vedere come da una canovaccio non ci si possa arrivare e per questo ti suggerisco direttamente che, in quei momenti un po’ così, la tua battuta del copione è questa:

-Andrà tutto bene.

Pensi di potertelo ricordare? Vuoi scrivertelo su una mano?
Credevi ci fosse chissà quale codice segreto da craccare? No, guarda, trattasi di uno di quei casi in cui la semplicità vince su tutto.
Se non parlo, se evito lo sguardo e declino qualsiasi offerta di svago, vuol dire che mi trovo in un momento di sconforto (tocca sempre spiegarti tutto a te) -e no, non sono arrabbiata (se non con me stessa -comunque complimenti per la coda di paglia): quando sono arrabbiata affilo le armi per far scoppiare l’inferno; potrei essere cupa, ma non triste, ecco.
Quindi, riassumendo, se vuoi startene in santa pace, libero di lasciarmi da sola, me la caverò, ok? Se invece non puoi (o non vuoi, povera creatura) evitare  di starmi intorno, non devi fare altro che tenermi la mano (sì, questa l’ho aggiunta all’ultimo) e dirmi che andrà tutto bene -poi non ci crederò nemmeno, però è bello sentirselo dire. Una volta rimessa la mente a bada, è bello ricordarsi di esserselo sentiti dire -così come è bello (ho esaurito i sinonimi) fare qualcosa di bello, ne convieni?

Per favore, fanne tesoro.
E ricordati: io non ho detto niente.

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