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immagine dalla rete

•Credo di avere dei problemi di comunicazione se le persone, rifacendosi a qualcosa che ho detto, mi ripetono le cose completamente stravolte o interpretate male. Cosa mi sfugge? Perché se io non sono una persona che si impone, devo sentirmi trattare come una che spadroneggia o non ascolta ragioni?

•È una pacchia avere qualcuno che non ti fa pesare se gli rispondi male o in modo spiccio per un po’ di nervosismo passeggero (e comunque sì, anche gli anni rientrano nella categoria di periodi di tempo passeggeri).

•Ho avuto la riconferma che per alcuni un libro può essere una rivelazione spassosissima e per altri sì, ok, cariiino. No, cariiino, non rispecchia il mio giudizio; ci sono delle parti che ho trovato azzeccatissime, idee che ce ne sono poche scritte così -o, se ci sono, non mi hanno colpito -, ma, poi, alla fine, nell’insieme, non so. Non avevo capito niente di Diego De Silva non farà compagnia ai miei romanzi preferiti sullo scaffale dei miei libri preferiti però è stato bello comprarlo a Siena.

•Se sai fare 100 cose su 101 possibili (che poi non è così, ok, però a voler esagerare), si può star certi che il mondo ti chiederà di fare quella cosa che ignori. È forse un modo subdolo per intaccare l’autostima dell’altro? Certo, presupponendo che l’altro ce l’abbia ancora uno straccio di autostima.

•Rispondere “non lo so” anche a domande cui saprei rispondere mi risparmia tanta energia. Se fossi un crea-soldi americano adesso pubblicherei senza troppe remore un bel manuale “I don’t know is the answer” sottotitolo “paracul is good”.

•Ho sperimentato quanto possano contrarsi i muscoli delle spalle per la tensione. Non ho appurato fino a quale punto massimo si possa arrivare, ma questo indolenzimento costante mi è bastato. Grazie.

•Ho scoperto un altro requisito indispensabile del mio uomo ideale: deve saper fare i massaggi; per la precisione a spalle, collo e cervicale. Mi mancava un’altra qualità da aggiungere alle altre 1573, ora sì che lo trovo.

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