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Miss Price e la famiglia Bennet in Lost in Austen (delightful!) – foto presa da qui

Se la mia immaginazione può galoppare senza fatica o limiti di sorta in molti campi (dal sentimentalismo spinto alle scenette esilaranti e così via fino alla costruzione velleitaria di futuri che mai si realizzeranno -insomma, inconsistenza portami via), quando devo immaginare l’ambiente nel quale far muovere i personaggi di un romanzo in lettura, sento il tonfo sordo (STONF! -apprezzasi i miei contributi audio) della mia immaginazione che si scontra con le descrizioni dell’autore. La mia immaginazione è così, non le piace essere imbrigliata o che le si faccia fare quello che vogliono gli altri o che le si dia anche solo una direzione. Che poi non trovo per nulla interessanti le descrizioni dei paesaggi, quelle dei panorami o dei vari luoghi che compaiono in un romanzo. Forse, se conosco la città della quale si parla, ok, ci sta pure che mi diverta -ho praticamente letto Festa mobile di Hemingway con la cartina di Parigi alla mano e sentivo l’aria frizzantina della ville des amoureux sulla pelle, un’invasata, esatto-, ma il più delle volte mi trascino per queste descrizioni ingranando il pilota automatico ed eleggendo, per puro istinto, una casa, o un ambiente, che già conosco per far muovere il protagonista del quale leggo. Per far appena un po’ aderire la mia immagine a quello che l’autore vorrebbe, sposto con nonchalance scale che non si trovano dove sarebbero effettivamente nella (mia) realtà, aumento e riduco impunemente il numero di piani, di camere o di porte a cacchio (non mi veniva un sinonimo :-) improvvisandomi un geometra pazzo e sfidando le più elementari leggi della fisica.
Parenti e conoscenti ancora non lo sanno, ma ho subaffittato le loro case a noti (e anche meno noti) personaggi letterari per non fare la fatica mentale di edificare e arredare nuove case a ogni romanzo che leggo.

Ad esempio, mia zia non sa che Elizabeth Bennet (Orgoglio e Pregiudizio) ha ricamato a casa sua e ha passeggiato nel suo giardino. C’è da dire che la casa, in quanto a location per romanzi, tira abbastanza e credo che sia proprio per il giardino. Ad esempio anche i personaggi di Quella sera dorata di Peter Cameron si sono aggirati per la stessa casa -anche se per quella occasione ho dovuto tirare su un paio di piani immaginari abusivi, e una torre mi sa -; ma ci sono state anche Emma -ho nella mente suo padre che mangia il semolino nella sala da pranzo dei miei pranzi di famiglia della domenica -e l’eroina de L’abbazia di Northanger (sempre Jane Austen) -seduta nel salotto all’evenienza privato del televisore (e lo stereo e i libri pubblicati dal 1800e qualcosa in poi) e con i divani di poltrone & sofà sostituiti da sedie imbottite.
La casa precedente della stessa zia l’ho invece affittata a Jake Jackson di Eureka street (Robert McLiam Wilson) traferendola, per l’occasione, a Belfast -poche, pochissime modifiche in quel caso, a parte il cambiamento di nazionalità, ovvio.
Anche mia cugina ignora quanto sia quotata casa sua tra Possessione (Antonia Byatt) -portata a piano terra e saturata di pipì di gatto, odore che non caratterizza affatto la casa nella realtà -, Scritto sul corpo (Jeanette Winterson) -anche se quel corridoio l’ho fatto stare a forza dove non era- e Firmino (Sam Savage) -cugina, ti ho fatto dividere l’appartamento con un topo: nulla di personale, giuro.
Un’altra casa richiestissima dalle mie letture è, stranamente, quella della famiglia irlandese che da adolescente mi ha ospitato per due settimane, sarà per la struttura anglosassone: la villetta a schiera, la scala per il secondo piano nell’ingresso, il giardinetto sul retro. Praticamente i proprietari, senza saperlo, hanno dato uno scenario a due romanzi della Szabò (La porta e Via Katalin), alle Correzioni di Franzen -che ci vuole ad aggiungere una cantina? -, a Ragione e Sentimento -nulla di più facile che buttare giù le case adiacenti, isolarla e trasformarla in un cottage -, a I cani di babele della Parkhurst -l’albero in giardino è cresciuto alla velocità della lettura -,  a La cosa più dolce di Doris  Lessing -effettivamente, è forse con questo libro che ho inaugurato la cantina de Le Correzioni -e a La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (Audrey Niffenegger) -cosa sarà mai aggiungere uno studio d’arte in giardino? Se mi dovessero richiedere una quota per ogni volta che uso e trasformo casa loro, faccio prima a comprarla tutta, la casa.

Myriam invece ha scritto le sue lettere a Yair (Che tu sia per me il coltello) nella casa in campagna di una mia compagna di classe. L’avvocato Malinconico (Non avevo capito niente) ha fatto colazione nella cucina della mia amica negata in matematica -nella cui casa, tra l’altro, abitava il protagonista di 1984; faranno a turno per la doccia? James (Un giorno questo dolore ti sarà utile) ha abitato nell’appartamento di mio cugino in Canada, La rilegatrice dei libri proibiti in una casa nella quale sono stata per qualche mese e i malati di Padiglione Cancro sono stati ricoverati nel mio liceo (tanto per chiarire: l’edificio del mio liceo è nato per ospitare una clinica).

Riconosco che leggere questo elenco non è divertente quanto metterlo insieme (mi si può tuttavia contestare la mia idea di divertimento, non m’offendo).
Immaginare Elizabeth Bennet a casa di mia zia, farla vivere in una camera nella quale poi entro anche io, oltre a facilitarmi il lavoro di immaginazione, mi fa sentire un po’ più dentro al romanzo e un po’ più vicino a Elizabeth. Anche se quando Jane Austen ha immaginato Elizabeth la casa di mia zia era ben lontana dall’essere concepita -oddio, anche mia zia era lontana dall’essere pensata, e i miei nonni, e i miei bisnonni. E chissà a quale casa avrà pensato la Austen per ambientarvi la storia dei Bennet…

Comunque, con tutte queste modifiche non segnalate, mi raccomando: acqua in bocca col catasto. Tanto poi, finito un libro, butto giù tutto.
E ricomincio da capo con una nuova lettura.
Per ora sono su un aereo, poi vediamo in quale casa mi farà ritrovare il mio istinto -e quali modifiche mi toccherà apportare.

Però, davvero, se avete la mia stessa tendenza, qual è la casa che più utilizzate per ambientare i romanzi che leggete?

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