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foto di Tim Walker

A me Sex and the city diverte molto -e poi, diciamocelo, New York non è una città -e di certo non è quello che io intendo una città vivibile -, ma un vero e proprio set cinematografico e su schermo dà il meglio.
Vedere Sex and the city mi diverte, sì, non so però quanto mi faccia bene, e non per il sex -sì vabbe’, a volte presenta delle dinamiche avvilenti, ma è un telefilm, non è mica fatto per essere preso sul serio… Spero.
Forse è proprio il fatto che sia un telefilm a sfuggirmi ogni tanto. Perché lo so che, no, non sono una persona ambiziosa, non mi definirei competitiva (oddio, forse lo sono, ma la competizione non mi stimola, mi sfibra, la rifuggo come le diapositive delle vacanze degli amici) e non miro a vantare date conoscenze, a frequentare certi ambienti o a svolgere chissà quale lavoro strafigo o strachessò-io; quando penso alla vita che vorrei me la immagino tranquilla -attenzio’, aborro la parola “semplice”, la associo a semplicioneria, a mancanza di fantasia e di conoscenza del mondo per pigrizia mentale _povera parola, cosa m’avrà mai fatto?
Poi vedo ste quattro sgallinate in forma perenne, in vestiti con le paillettes (le paillettes? Chi l’ha mai indossate delle paillettes? …sigh), su tacchi stratosferici, in ristoranti appetitosi, a scambiarsi chiacchiere succulente e a starsi vicine nel momento del bisogno (sì, vabbe’, è proprio un telefilm), mi lascio intontire dal luccichio della loro storia irreale e mi chiedo come potrò fare spazio alla mia innata frivolezza nella vita tranquilla che desidero. Perché, sì, a me cappuccino e cornetto piacciono, ma anche pancakes e sciroppo d’acero sono niente male; sì, la pasta al pomodoro è ok, ma col pollo al curry non c’è gara; sì, bitter-patatine-e-noccioline bone eh, non c’è che dire, ma quella voglia, rara eh, di sushi allora, come la mettiamo?
E poi quando potrei mai indossarle, le paillettes, se esco per andare al mercato, alla posta oppure al lavoro (e non faccio la cubista -ma esistono ancora le cubiste?)? Che poi l’avrò mai un vestito di paillettes? Una volta comprato, avrò mai l’occasione di metterlo? Davvero un giorno non sostituirò tutte queste domande inutili con la rabbia per quello che non ho avuto o fatto in modo di avere? Uno stupido abito di paillettes potrebbe mai rivelarsi più di uno stupido abito… di paillettes? Sarò una persona soddisfatta delle sue scelte, lo sarò? Sarò mai una persona salda?
Ma soprattutto: incontrerò mai qualcuno (daje, m’annoio da sola) che proverà tenerezza, non senso di superiorità o irritazione spiccia, per me e per il mio abito di paillettes? Troverò qualcuno (massì, anche solo amico/a) che pur di farmelo indossare, il mio benedetto abito di paillettes, organizza una festa in maschera (bisognerà giustificare cotanta appariscenza -comunque sì, a me, è l’immaginazione che mi frega) anche solo invitando i due vicini ottantenni che io ci posso scommettere non si maschereranno? Perché i desideri irrealizzati, col tempo, potrebbero diventare più importanti di quanto non sono -e anche perché quel paio di scarpe bianche e nere da gangster, e le ghette (mais oui, le ghette, ça va sans dire), avranno bisogno di una buona scusa per essere indossate.
Comunque, poi, ripensandoci… Ma cosa me ne faccio io di un vestito di paillettes se le paillettes non mi sono mai andate a genio? No, davvero, non ingrassano le paillettes?

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