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foto dalla rete

Se in quel momento mi fossi voltato, – la verità, – sarei scoppiato a piangere come i miei bambini quando li ho lasciati alla maestra il primo giorno di scuola. Invece ho tenuto duro, non so proprio a chi dovevo dimostrare tutta quella presenza di spirito, non c’era mica nessuno che mi guardava. Neanche mia moglie, ormai definitivamente fuori campo.
Colpa del cinema. È impossibile che le migliaia di film che abbiamo visto non producano effetti d’emulazione a nostra insaputa. Nell’arco della giornata, se uno ci pensa sopra, gli capitano diverse occasioni in cui si trova a fare qualcosa, -generalmente di sportivo o comunque di leggero, che abbia una vaga suggestività estetica, -come se a pochi metri di distanza ci fosse una troupe al completo che lo sta riprendendo. Cose tipo disinnescare l’antifurto della macchina con una puntata decisa del telecomando per poi mettersi rapidamente al volante (magari togliendosi la giacca nell’atto di entrare), oppure guardare intensamente un punto indefinito, manco si fosse attraversati da un pensiero profondissimo. Questo recitare non richiesto, questa illusione di un pubblico che sta lì a prendere il meglio di noi mentre fingiamo di non sapere d’essere guardati, è la povera rivincita sulla modestia delle nostre vite, che da sempre l’arte popolare ci offre (e la ragione per cui, in fondo, non la lasciamo morire).

Non avevo capito niente, Diego De Silva

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