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foto dalla rete

•Si può passeggiare per il brevissimo corso di un paesino molto turistico, farcito di negozi di paccottiglia più o meno dignitosa, e trovare, nell’ultimo negozio, quello senza pretese, vicino alla porta della città, il paio di scarpe del secolo.
Adesso devo solo trovare un parente da plagiare affinché si sposi in primavera. Il mio paio di scarpe non può stare nella scarpiera a vita, mi pare un motivo più che valido per sposarsi, no?
Cari sposi, sarebbe gradito impiantito piano e ben pareggiato, grazie. Se mi fate trovare il brecciolino o chiese inerpicate su salite in sampietrini assassini ve giocate il regalo, io ve lo dico. E che Dio ci scampi dalla pioggia.

•Quando si ha il singhiozzo a letto, nel camper, a ogni singhiozzo sussulta tutto il camper -so che l’umanità tutta troverà giovamento da questa scoperta rivoluzionaria, non c’è di che umanità tutta.

•È molto difficile, è davvero molto difficile, anzi, è quasi impossibile sentir chiamare “Marisaaa!” e frenare quella voce interiore che grida un’ordinazione.

•Entrare in certi negozi, vedere certi vestiti, leggere certi cartellini del prezzo mi spiezza la serenità e mi mette ko l’autostima. Mi monta una frustrazione e una scontentezza tale che alla prima libreria a tiro l’acquisto inconsulto è assicurato. Libraio, non c’è tempo da perdere. Veloce, su! Un Vargas Llosa in vena, presto!

•I versi di molti animali, e in particolare di molti uccelli, sanno essere gradevoli la prima mezz’ora -quando ancora rientrano nella novità, quando riscopri con piacere che i piccioni non sono i padroni del pianeta e che tu non sei loro ostaggio.
Dopo sei ore ininterrotte di tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù tu-u-tù io sono pronta a imbracciare lo schioppo, a prendere la mira e a sparare. Tu-u?

•Leggendo Jane Eyre ho trovato una definizione alla mia vocazione stilistica in fatto di abbigliamento. L’immagine cui faccio riferimento nel vestirmi è decisamente quella dell’istitutrice quacchera.

•I clienti di un supermercato dell’Amiata, età media 70 anni, alle 10 di mattina del 14 Agosto sanno essere più aggressivi e più fisici della squadra di All Blacks prima della partita della vita. L’unica differenza dei Total White è che non riconoscono il gioco sleale: sgomitate, spallate, sgambetti, spintoni e falli col cestello con le ruote sono tutte azioni ammesse.
Minacciare la meglio gioventù che fu di arrivare in ritardo al torneo di burraco del circolo per fare la fila al supermercato equivale a concederle licenza di uccidere. Questi sono capaci di finirti sul posto, in tre mosse, tre, e camminare sul tuo corpo esanime perché gli dà noia che tu faccia la fila coprendo lo scaffale dei sughi pronti.
Guardatevi alle spalle e scansatevi prima che sia troppo tardi. E poi non dite che non ve lo avevo detto.

•Una buona depilazione non ha il potere di migliorarti la vita, ma l’autostima sì.

•Chi dice che la ceretta dura un mese ha una percezione del periodo “mese” decisamente diversa dalla mia.

•Certi istruttori hanno un garbo nell’istruire i propri giovani allievi che, a essere nei panni del genitore dei giovani ripresi, non mi farei scrupoli a saltar loro addosso. Perché io sarò ipersensibile, non avrò senso della realtà e andrò troppo per il sottile, ma di scambiare l’irritabilità per professionalità, l’incapacità di esprimersi per lezione di vita e la gratuità per verità che fa crescere, anche no. Perché vorrei vedere quanti gridozzi frustrati e richiami sguaiati sentirei risuonare alla presenza di genitori udenti.
I ragazzi, e i bambini, sono più impreparati a rispondere per la quale a un istruttore con la luna storta. Un genitore che vede il figlio ripreso in malo modo davanti a tutti ci mette un nanosecondo a reagire.

•Tutti in famiglia abbiamo in repertorio qualche scena da film di Monicelli.

•È inutile continuare a perdere capelli. Prima di ritrovarmi senza, sarà il caso di fare le analisi che il dermatologo mi ha prescritto.

•Ascoltare Franco Battiato è quanto di più ispirante ci sia.

•Sette chilometri sanno essere incredibilmente lunghi e intensi quando, in macchina, sono in salita e si snodano in tornanti.

•Conosco decisamente poco gli eventi che si tengono nel paese in cui abito. C’è però una certezza che ne regola la cadenza. Basta che io abbia da scaricare dalla macchina il mondo (sìssì, come definirlo altrimenti?) perché il traffico venga stravolto, i parcheggi spariscano nel raggio di qualche chilometro da casa e l’assetto mondiale si sospenda per l’evento mondiale dell’anno che avrà inizio, manco a dirlo, nell’ora in cui ritorno a casa.

•Si dà per scontata la connessione a internet finché non diventa ballerina.

•Quando io mi allontano dal Cuba Libre per assaggiare altri long drink la delusione è assicurata. Manco il mojito arriva alla semplice completezza del Cuba Libre -faccio però fatica a superare la sensazione che andare in un locale, e pagare, per bere rum e cola sia una scemata.

•Ho sempre pensato che per comprarmi bastasse qualcosa di dolce: una fetta di torta, del cioccolato o dei mignon a caso.
E invece no.
Per comprarmi veramente basta un crostino toscano.

•Partire in vacanza con i propri genitori ed essere quella che sfoggia tutti gli acciacchi fisici non è propriamente la mia idea di gioventù bruciata. Ormai ho un repertorio di torcicollo che se Luciano Onder non mi chiama come esperta in materia m’offendo.

•Quando incontro una persona comunicativa e solare vorrei solo abbracciarla e chiederle se può prendermi con sé e insegnarmi come si fa.

•Datemi un cielo stellato qualsiasi e vi troverò una dozzina di orse maggiori.

•Sentire di non poter essere o avere quello che chi ti vuole bene vorrebbe per te è una brutta bestia. È questo il drago che teneva imprigionate le principesse delle fiabe? È questo che crescendo si impara a domare? Parlarne un po’ più chiaro da bambini, no eh?

•Io amo l’essenzialità cui la valigia mi costringe in vacanza. Lasciamo perdere che riesco comunque a infilare qualcosa di inutile e inutilizzato in ogni bagaglio (sìssì, anche in quello rachitico della Ryan Air), ma vivere per giorni con quel poco che mi serve (quel poco ponderato, scelto e preparato dopo una selezione che Miss Mondo è nessuno) mi fa sentire leggera e pronta ad accogliere qualcosa di nuovo nella mia vita. È questo quello che mi piace del viaggio, per forza di cose non posso avere tutto con me (tutto quello che costituisce la mia quotidianità) e c’è sempre dello spazio per una novità.

•Rientrare dalle vacanze e risentire il dialetto del paese in cui abito mi demoralizza più di quanto vorrei.
Vorrei essere più forte o più tollerante. E vorrei che facesse freddo, che le finestre fossero chiuse e nessuno si parlasse da una finestra all’altra. Oppure vorrei avere l’udito selettivo, o ascoltare il mondo tradotto in simultanea in toscano -l’ultima che ho detto! Me lo brevetto io l’amplifonne.

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