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foto dalla rete

•La marmellata, quando è calda, supera di qualche grado il piombo fuso. La fortuna è stata averlo scoperto a danno del mio dito e non delle mie papille.

•Wordpress è una favola! E non sono pagata per dirlo, certo, se poi mi si volesse sostenere nella mia idea…
La piattaforma che mi ha permesso di aprire e gestire il mio primo blog la ricordo con affetto, ma era un giocattolo in confronto. Non avevo nemmeno le bozze. Le bozze! Adesso ho quella ventina di bozze di riserva, sia mai nevicasse -a luglio.

•Io sono una regina del rimandare.
No, no, a fare la modesta non me ne viene niente quindi tanto vale dirlo: io sono LA Regina dell’arte di rimandare. Se doveste avere problemi a posporre qualcosa, delegate a me, ve lo rimando per i secoli a venire.
Il fatto è che il mio innato talento mi sta facendo rimandare, all’infinito, anche ciò che mi piace. Sono sempre più convinta che quello che mi serve non sia agire quanto uno specialista bravo.

•Sono arrivata alla conclusione che tutti, nessuno escluso, siamo convinti che il nostro regime alimentare sia più salutare di quello degli altri e il più salutare in assoluto. Nei secoli dei secoli il vegetariano dirà ai non vegetariani che la carne è il diavolo. Il vegan dirà che latte e uova sono anche essi l’anticristo. Chi non mangia l’aglio dirà che fa male e chi non mangia pomodori sarà pronto a far risalire a questa abitudine tutte le cose belle della sua vita.
Siamo tutti convinti che ciò che non ci piace sia dannoso e che, ciò che ci piace, sia evidentemente sano. Mi chiedo solo perché cercare proselitismo culinario se poi la fine che ci aspetta è la stessa, per tutti. Perché siamo così intransigenti? Perché pensiamo di stare dalla parte della ragione? Quale ragione, poi?
Ma soprattutto, non essendo vegana, vegetariana, astemia, amando alla follia i dolci, non avendo paura dell’aglio e non disdegnando i pomodori: per quanto tempo ancora dovrò sentirmi la commensale più irresponsabile e rimproverata delle tavolate? Da quando fare i difficili dà quel  je ne sais quoi di consapevolezza e distinzione sociale (e figosità intrinseca)? Sì, vabbe’, lo so: da sempre.

•Ho finalmente realizzato che quello che più mi urta di un’amica che mi ha fatto un’ingiustizia (ere geologiche fa -è imbarazzante anche solo ricordarlo), non è tanto quella ragazzata che le ho fatto passare una volta, quanto che per questo (per non aver protestato) lei possa sentirsi in diritto di dirmi, anche a distanza di tempo: “Chiamami, eh!”.
No, guarda, se ti fa piacere sentirmi, chiamami tu.

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