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foto dalla rete

•A me leggere i blog delle beauty-fashion-must-have-victim fa male, ma tanto. Quelle che “agli uomini piace…” mi deprimono -che io per sapere cosa piace “agli uomini” chiederei a loro, non a una blogger. E non chiederei nemmeno “a loro”, ma mi concentrerei su uno cui tengo più degli altri, sia mai ricevessi indicazioni non proprio infallibili. Vabbe’, sono un’antiquata bacchettona -Cameriere, mescilo doppio ‘sto cosmopolitan, così sfoggio frivolezza, cinismo e scaltrezza sentimentale, daje.
Come descrivere lo sconforto che provo leggendo di intimo da primo appuntamento (anzi che si prende in considerazione di indossarne, phiù), di pratiche depilatorie no limits (…), di cosa indossare e per quale fine (della serie che Napoleone prende appunti di arte strategica) e di cure di bellezza  costose e discutibili “che ci piace tanto fare perché lo facciamo per noi” (non ce la raccontiamo, via, rasentiamolo il ridicolo, ma evitiamo di sguazzarci)? Davvero, regredisco a dodici anni, ma nemmeno, perché io a dodici anni certe questioni non me le ponevo, davo per scontato l’esito positivo delle stesse.
E mi chiedo se appartengo a questo mondo. Dov’è che mi sono persa? Cosa mi manca per capire? Sarò mai all’altezza?

•Ho scoperto che il tema scelto per questo blog è il tema più usato dopo il Big Bang.

•Ho capito che la parola template è passata di moda -o così mi è sembrato di capire. Adesso si dice tema, e vabbe’. Si accettano scommesse su come ci si riferirà alla stessa cosa tra cinque anni.
Fino a ora non ho dato peso ai primi capelli bianchi, contavo sul fatto di avere la carta d’identità dalla mia parte, ma se ci si mette pure la tecnologia ad amplificare il tic tac del tempo che passa io… Boh. Intanto vado a comprarmi una tinta, va’.

•Ero convinta di aver superato la fase in cui il caffè mi faceva male. Ma mi sono espressa male perché, la fase in cui il caffè mi faceva male, in effetti, l’ho superata, ora il caffè mi fa malissimo -sempre puntare in alto nella vita.
La scorsa settimana ho fatto colazione con un caffè freddo. Nelle ore a seguire ho fatto i conti, perdendo su tutta la linea, con nervosismo, umore instabile e pensieri cupi: un repertorio da manuale psichiatrico. A pomeriggio inoltrato dovevo ancora farmi passare il tremore alle mani.
Per quanto possa essere dura di comprendonio, mi è ora chiaro che il caffè, se voglio essere nelle mie piene facoltà (e già son poche!) me lo devo scordare. E io sarei del parere che: levatemi tutto, ma non le mie facoltà.

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