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foto di William Klein

Oggi ho rinnovato la carta d’identità. Finalmente ho cambiato la fototessera con una nella quale non sembro io (non essere me stessa è sempre un gran modo per piacermi :-) e ho piacevolmente scoperto che non è più necessario specificare né lo stato civile né la professione -grazie, grazie, grazie! Ho scoperto anche che ora la carta d’identità (o indentità come era scritto sul numeretto della mia fila -manco a dirlo ho pensato alla carta d’indindirintà) durerà dieci anni. Se questa volta mi sono ricordata della scadenza il giorno della stessa, tra dieci anni che farò? Ecco, appunto: tra dieci anni, quando il giorno del mio trentaseiesimo compleanno scadrà la mia carta d’identità, io cosa starò facendo?
La mia immaginazione galoppante (no, davvero, non c’è nemmeno bisogno di dirle di partire, lei parte da sola, presente i cani quando si fa finta di lanciargli un bastone? Bon ecco, la mia immaginazione non fa per partire e poi si ferma interdetta, no, lei attacca a correre comunque, per il gusto di farlo, sono io che poi devo riacchiapparla), dicevo, la mia immaginazione galoppante mi ha figurato al comune di un imprecisato paese italiano con un bambino al collo, un altro a tirami il vestito, il marito (immaginazione convenzionale, lo so) in macchina a cercare un parcheggio, Platone, il cane, nel giardino di casa a sradicare le violette appena piantate (avrò imparato a piantare le violette in dieci anni?) ed Erasmo, il gatto, a poltrire lasciando i soliti peli sul divano.
E sì che Jean Todt chiederà di poter sottoporre la mia immaginazione a dei test per capire cosa c’è dietro a questa formidabile ripresa da 0 a 100.000; e sì che tra dieci anni, la società considererà l’avere una famiglia a trentasei anni un azzardo da irresponsabili -ma come? Sei nell’età per iniziare un apprendistato, come si fa a rinunciare così al proprio sudato rimborso spese?! E sì che immaginare non costa nulla, ma ecco, quello che forse dovrebbe preoccuparmi è che immaginandolo, questo quadretto (improbabile, perché dieci anni non sono poi tanti), mi faceva tenerezza e non mi dispiaceva poi tanto.
Quandi, Platone, scava le buche che ti pare e sradica le piante che vuoi (si fa per dire, Platone) purché tu un giorno ci sia.

…Ora, che io di tutti i personaggi immaginati (figli, marito, cane e gatto) abbia deciso di rivolgermi al cane sarà indice di quanto in effetti non sia pronta ad affrontare tutto questo o a non capirne la portata? Ma, soprattutto: perché mi sto psicanalizzando da sola? Sorvoliamo?

E poi, Erasmo, non mi fare il solito gatto offeso, accumula pure starti di peli dove vuoi (in colore rigorosamente contrastante con le superfici prescelte, eh!), purché tu abbia la possibilità, e la pazienza, di farti accarezzare contropelo e di farti tirare la coda da un paio di innocenti cuccioli d’uomo. Su, è inutile che fai il sostenuto, sei una palla di pelo dal cuore tenero e non vedi l’ora anche tu.

E tu, marito… Quante volte te lo devo dire che al parcheggio dietro al mercato si trova sempre un posto? -tanto per partire già allenati, chiunque tu sia, ovunque ti stia nascondendo nel mondo.

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