Qualche settimana fa, al matrimonio della mia carissima cugina, non mi sono commossa vedendola vestita di bianco.
Detta in questo modo sembro senza cuore, ma è andata così. Pensavo di ritrovarmi al matrimonio e dover mandare giù xanax su xanax col drink più sfigato dei ricevimenti (l’analcolico alla frutta), e invece no.

foto dalla rete

Non ho avuto bisogno dei fazzoletti quando mio zio l’ha accompagnata dallo sposo e non ho avuto bisogno dei sali al “Sì” dei due. Ho resistito eroicamente agli assalti degli infidi violini che suonavano, posso vantare di non aver tentennato all’ascolto di tre (TRE!) poesie sull’amore e di non aver avuto cedimenti nel congratularmi con la coppia sposata. Non ho nemmeno tirato su col naso alla vista del bouquet dato volontariamente alla compagna di mio cugino (sniff, comunque).
Durante il ricevimento, nonostante i fumi dell’alcol ho mantenuto occhi asciutti e nervi saldi ai brindisi, ai baci e al calcolo delle calorie assimilate.

Poi arriva la madre dello sposo che ricorda di sfuggita lo stipite della porta con le tacche che documentano la crescita dei due figli…
Giuro, una bollicina di prosecco in più e sarei dovuta scappare a rinchiudermi in bagno a singhiozzare.

Dio benedica le cugine che si sposano, gli stipiti delle porte con le misurazioni e quella bollicina di prosecco in meno.

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