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L’estratto della poesia che ho riportato nel post precedente l’ho letta per la prima volta qualche anno fa durante la mia, non breve, ma brevissima esperienza universitaria.

Per essere presente alle lezioni dovevo svegliarmi alle 6 due mattine di seguito dopo un tediosissimo corso di cinema che mi faceva tornare a casa alle 8 di sera -rivedere questi orari così riportati non rendono la fatica, la solitudine e l’infelicità che mi accompagnavano in quel periodo, ma certifico che mi pesavano. Nonostante ciò ricordo il corso di poesia su Mario Luzi come l’appuntamento che aspettavo per tutta la settimana. La sveglia alle sei, il viaggio in treno, il freddo, la corsa per arrivare in orario, l’eventuale pioggia e il panino per il pranzo avevano finalmente un senso -non dico che il Luzi riuscisse a renderli poetici, allora mi bastava dargli un senso.

Ricordo la prima volta che sono arrivata a lezione, in ritardo, ancora senza il testo per seguire la lettura delle poesie. Ricordo ancora meglio il passaggio dall’introduzione della poesia alla lettura della stessa e il silenzio che lo ha preceduto e come è cambiata la voce della docente.
L’assoluta padronanza e l’intimo trasporto con i quali la sua voce ha iniziato a leggere mi hanno fatto capire all’istante che erano finiti i tempi delle cantilene sbrigative delle scuole dell’obbligo.
In quel momento, alla mia odiata università, tra l’entusiasmo che mi risvegliava ogni fibra (e mi faceva scoprire qualche corda che ancora ignoravo) ho avuto una sorta di rivelazione su quanta bellezza c’era in quei versi e nella voce che li enunciava, in tutto quello che c’era in quell’aula (le pareti, le finestre… e il legno dei banchi? Quanta bellezza c’è nel legno dei banchi, ci si pensa mai?) e in tutto quello che c’era fuori.
Praticamente un’invasata, ma un’invasata felice che ha capito che c’è sempre qualcosa di bello che aspetta di essere scoperto.

Poi ho saputo che il corso faceva parte del percorso di studi del secondo anno. La professoressa, tra le altre cose, aveva esperienza di doppiaggio -ma allora ditelo!

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